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lunedì 26 dicembre 2016

Yemen, teatro di scontro tra potenze regionali

DI YOUSSEF HINDI

TRADUZIONE DI RED SHAYTAN

FONTE


Per prevedere l'evoluzione della pericolosa situazione attuale dello Yemen, sono necessari uno studio sulla situazione regionale e una valutazione attenta dello scacchiere geopolitico globale; effettivamente lo Yemen al pari di altri piccoli Paesi "in via di sviluppo" è diventato un'arena dove interagiscono forze più grandi.

Per capire la situazione dello Yemen e prevedere le conseguenze della sua evoluzione su scala regionale occorre effettuare un'inquadramento della situazione precedente del Vicino oriente; allo stesso modo il confrontarsi di potenze regionali nello Yemen, se si presta attenzione, offre una chiave di lettura dell'avvenire di questa regione sotto una certa angolatura, in quanto il conflitto in corso in Yemen ci dice molte più cose sulla situazione geopolitica regionale che sullo stesso Yemen. La crisi attuale dello Yemen è una miniaturizzazione dello scacchiere geopolitico del Vicino Oriente, implicante da una parte l'Arabia Saudita, con Israele egli USA come manovratori, e dall'altra l'Iran e i suoi alleati con la Russia nelle retrovie.

La principale motivazione dell'aggressione della coalizione "arabo-atlantica" condotta dall'Arabia saudita è la seguente: far rientrare lo Yemen nel girone atlantista, vale a dire sionista, allo stesso modo con cui i sauditi lo fecero insieme ad altri, tra cui il Qatar, nei confronti del Bahrein, schiacciando la rivolta del 2011 che minacciava il regime, il cui rovesciamento era visto di malocchio dagli USA che possiedono una base militare sull'isola.

Infatti all'inizio del 2000, lo Yemen conobbe una rivolta che si era trasformata in una rivoluzione popolare nel 2011 e che era guidata dall'organizzazione houtie Ansaru lah, contro la quale combattono gli USA e l'Arabia Saudita, usando armi come i droni ma anche e soprattutto arnesi come Al Qaeda, la cui presenza in Yemen cui fa eco quella del Daesh in Iraq e Siria, non è assolutamente casuale.

In effetti nel quadro geopolitico particolare del Medio Oriente, il terrorismo svolge una funzione duplice:
  • la prima è quella di agente di corrosione che minaccia l'integrità nazionale, come in Iraq e Siria, rendendo difficile, per non dire impossibile, la ricostituzione di uno stato omogeneo sul piano territoriale. Come in Yemen dove Al Qaeda impedisce il progredire della rivoluzione condotta da Ansaru lah.
  • La seconda consiste nel servire da pretesto alle coalizioni israelo-atlantiste, per fare arretrare l'esercito regolare siriano o indebolire ancora la ribellione in Yemen
L'azione della coalizione araba è conforme ai "relativi" interessi geoenergetici americani nella regione, fatto che spiega in gran parte il silenzio degli Stati e dei mezzi di comunicazione occidentali intorno all'aggressione allo Yemen, come nel caso dei massacri in Bahrein.


Dal punto di vista saudita è di importanza vitale impedire che la rivoluzione yemenita raggiunga totalmente i suoi scopi. Questo avrebbe un effetto contagioso sul reame saudita, che già minaccia di implodere, non solo a causa delle lotte per il potere in seno alla famiglia regnante, ma anche per la natura profondamente tribale dell'Arabia che minaccia di riemergere.

La rivoluzione yemenita rappresenta un pericolo per la famiglia saudita, che ritornerebbe ad essere quella che era prima della conquista dell'Arabia: una tribù fra le altre. Così noi possiamo prevedere d'ora in avanti lo scoppio delle sottodivisioni tribali dell'Arabia.

Le due principali potenze che si affrontano in Yemen sono l'Arabia Saudita e l'Iran che sostiene Ansaru lah. Il loro confronto nello Yemen rientra nel quadro dello scacchiere geopolitico medio-orientale, in particolare in Siria, dove Assad alleato con l'Iran (e con la Russia), aiutato da Hezbollah, è alle prese con il Daesh, che l'Iran combatte direttamente in Iraq.

Se l'Arabia Saudita perde il controllo del Daesh, anche se non si dovrebbe sovrastimare l'autonomia di questo pseudo "Stato islamico", che potrebbe essere diretto dal nord, nel quadro del ridisegno del Medio Oriente, contro il regno saudita, facendo così precipitare la caduta della famiglia reale e la disgregazione del paese. Si tratta di un'ipotesi plausibile che si può integrare con la nostra analisi di prospettiva.

I sauditi in Yemen hanno mosso una pedina, ma hanno abbassato la guardia. 
Un'occasione per l'Iran che, per mano di Ansaru lah, potrebbe loro infliggere un cocente scacco, che ridisegnerebbe la carta dell'Arabia e a seguire ridefinirebbe i rapporti di forza in tutto il Vicino Oriente.

Stiamo assistendo a un fine partita tra l'Iran e la gerontocrazia wahabita, da cui quest'ultima non uscirà certo indenne. Fatto che rende Israele febbrile, per cui l'Arabia saudita è una pedina importante nel braccio di ferro che l'oppone all'Iran. Lo stato ebraico è arrivato al punto di minacciare pubblicamente di fornire armamento nucleare al sua alleato saudita e questo qualche settimana prima dello sgancio da parte di questo ultimo, o di uno dei suoi alleati, di una bomba, secondo alcuni scienziati, ai neutroni sulla popolazione civile yemenita [1].



Questo finale di partita saudo-iraniano dovrebbe, logicamente, condurre alla fine a uno scontro tra l'Iran e Israele, essendo l'Arabia saudita nient'altro che una comparsa dello stato ebraico.

Nel frattempo, si può prevedere che il caos si spargerà ancora di più nella regione, soprattutto dopo l'implosione del regime saudita; conseguenza o causa di una possibile guerra civile e/o tribale nel futuro dell'ex regno wahabita.

Dallo Yemen alla Siria, passando per l'Iraq, l'incendio si diffonde. Ora, una lettura esclusivamente geopolitica non ci permette di afferrare il significato profondo degli avvenimenti, le loro conclusioni e il loro senso storico. Addentrarci in un esercizio di prospettiva geopolitica implica ritornare alle cause della destabilizzazione di questa parte del mondo musulmano.

L'intervento americano post 11 settembre 2011 in Afghanistan, poi la guerra contro l'Iraq nel 2003, hanno aperto la strada a quello che è seguito qualche anno dopo, come l'emorragia terrorista che ha posto fine a quello che le "primavere arabe" avevano cominciato. 



Questa sovversione del mondo musulmano attraverso la guerra e il terrorismo è la concretizzazione del "Piano Bernard Lewis" elaborato tra il 1975 e il 1978 e del "Piano Oded Yidon" del 1982. Questi piani formano un solo progetto, mirante a spezzettare i paesi musulmani e in particolare il Vicino Oriente in piccoli Sti etnico-confessionali. La distruzione degli Stati è la condizione preliminare per la loro divisione, il piano Lewi/Yinon prevedeva di arrivare a ciò, provocando conflitti intercomunitar; a cui si sarebbero aggiunti la stimolazione di movimenti separatisti e la creazione di stati autonomi come il Kurdistan e il Baluchistan.

Il fine del Piano Oded Yinon è la fondazione del Grande Israele delle frontiere bibliche: dal Nilo all'Eufrate. L'espansione dello Stato ebraico non è possibile senza lo smembramento di tutti gli stati confinanti e la creazione di un focolaio infetto che giustificherebbe ad hoc una grande guerra di conquista territoriale, sotto il pretesto di una guerra difensiva e di stabilizzazione della regione.

Oded Yinon era un funzionario del ministero degli Affari Esteri israeliani; egli redasse nel 1982 il piano per il Medio Oriente chiamato "A Strategy for Israel in the 1980’s" [2]. Dopo aver redatto una descrizione dello stato del mondo musulmano, dal marocco all'Afghanista, prendendosi pena di tracciare per ogni paese le linee di frattura etinco-religiose, stabilisce gli obiettivi che Israele deve seguire in questo modo:


  • Comincia con la Palestina e scrive: "Dopo la Guerra dei Sei Giorni, avremmo potuto preservarci da ogni conflitto amaro e pericoloso se avessimo dato la Giordania ai palestinesi che vivono all'ovest della Giordania. Facendo questo noi avremmo neutralizzato il problema palestinese con il quale oggi ci confrontiamo".
  • Per quanto riguarda il Sinai, egli scrive che "recuperare" la penisola del Sinai con le sue risorse (petrolio) è una priorità politica per Israele che è stata ostacolata dall'accordo di pace di Camp David (1978). Yinon precisa che l'Egitto debba fornire un pretesto ad Israele per occupare nuovamente il Sinai. Io penso che in un avvenire più o meno lontano , la presenza di gruppi terroristi nel Sinai, potrebbe offrire questo pretesto. Descrive l'Egitto come un cadavere e aggiunge che l'obiettivo politico d'Israele è "sfruttare" il fossato esistente tra i cristiani e i musulmani per dividere l'Egitto in due regioni distinte geograficamente. Yinon precisa che il crollo dell'Egitto provocherebbe anche il crollo della Libia, del Sudan e di altri paesi più lontani dall'Egitto; quasi un effetto domino.
  • Poi descrive il piano per quello che definisce il Fronte dell'Est. Spiega che la dissoluzione del Libano in cinque stati servirà da precedente per tutto il mondo arabo, incluso l'Egitto, la Siria, l'Iraq e la Penisola Arabica. Scrive che "la dissoluzione della Siria e dell'Iraq in regioni etniche o religiose come il Libano, sia il primo obiettivo di Israele sul Fronte dell'Est nel lungo termine, mentre la dissoluzione della forza militare di questi stati sarebbe il primo obiettivo a breve termine". Ora lo stato iracheno non esiste più, il paese si trova in una situazione caotica ed è occupato per uno stato creato di sana pianta: il Daesh. La Siria che bene o male si regge ancora in piedi, si trova ad affrontare un problema la cui origine è evidentemente la stessa. D'altra parte egli scrive riguardo alla Siria che dovrà essere divisa nella maniera seguente: "La Siria cadrà a pezzi, in conformità con la sua struttura etnica e religiosa, in diversi stati, come è  la situazione odierna in Libano, in modo che ci sia uno stato sciita alawita lungo la costa, uno stato sunnita nell'area di Aleppo, un altro stato sunnita a Damasco ostile al suo vicino settentrionale e si creerà anche uno stato per i drusi, certamente nell'Hauran e nel nord della Giordania e forse nel nostro Golan. Questo stato di cose sarà la garanzia per la pace e la sicurezza nella zona nel lungo periodo e questo scopo, oggi, è già alla nostra portata.". A riguardo dell'Iraq , Yinon scrive senza ambiguità: "L’Iraq, ricco di petrolio da un lato e lacerato internamente dall'altro, è il candidato ideale per gli obiettivi di Israele. La sua dissoluzione è ancora più importante per noi di quella della Siria. L'Iraq è più forte della Siria. Nel breve periodo è il potere iracheno che costituisce la più grande minaccia per Israele. Una guerra iracheno-iraniana strapperà una parte dell'Iraq e provocherà la sua caduta interna prima che sia in grado di organizzare una lotta su un ampio fronte contro di noi. Ogni tipo di conflitto inter-arabo ci aiuterà nel breve periodo e accorcerà la strada per l''obiettivo più importante, quello di spezzare l'Iraq in parti più piccole come in Siria e in Libano. In Iraq è possibile una divisione in province lungo linee etnico/religiose come in Siria durante il periodo ottomano.". per fornire un altro esempio di questa strategia israeliana citeremo Ze’ev Schiff, corrispondente militare del quotidiano Haaretz e che è uno dei più grandi specialisti di Israele in questa materia, che scrive: "il meglio che potrebbe accadere per gli interessi di Israele in Iraq è la dissoluzione dell'Iraq in uno stato scita, in uno sunnita e la separazione della patria curda", Haaretz, del 02/06/1982.
  • Il piano per la Giordania secondo Yinon è il seguente: "La Giordania costituisce un obiettivo strategico immediato nel breve periodo ma non nel lungo periodo in quanto non costituisce una minaccia reale nel lungo periodo dopo il suo scioglimento, e la cessazione del lungo dominio di re Hussein con il trasferimento del potere ai palestinesi nel breve periodo.".  Il problema palestinese non sarà risolto per Israele se non con il trasferimento della popolazione palestinese verso la Giordania (e la popolazione di Gaza verso il Sinai), che avverrà con la caduta della monarchia giordana a vantaggio di Hamas e dei Fratelli Musulmani. Seguendo questa prospettiva possiamo comprendere i regolari bombardamenti sulla popolazione di Gaza, lo scopo è quello di spingerli verso la Giordania e/o il Sinai. Questo appare con chiarezza quando Yinon scrive: "Non vi è alcuna possibilità che la Giordania continui ad esistere nella sua attuale struttura per lungo tempo e la politica di Israele, sia in guerra e in pace, deve essere orientata alla liquidazione della Giordania sotto l'attuale regime e il trasferimento del potere alla maggioranza palestinese.". Oded Yinon aggiunge che la popolazione ebraica deve avere una minore densità in Israele; cosa implica questo? Per prima cosa l'espulsione della popolazione palestinese e per seconda cosa, l'espansione del territorio israeliano al di là del Giordano, come l'ha scritto Yinon, per poter disperdere la popolazione israeliana. Il 28 settembre 2013, il new York Times ha pubblicato una "nuova" carta del Medio Oriente corrispondente al Piano Yinon. Questa carta è intitolata "How 5 Countries Could Become 14"[3].

  • Tengo a precisare che il piano Oded Yinon prevedeva anche lo smembramento dell'Arabia Saudita in suddivisioni tribali; egli così scriveva: "L'intera penisola arabica è una candidata naturale per la sua dissoluzione a causa di pressioni interne ed esterne e la questione è inevitabile soprattutto per l’Arabia Saudita. Indipendentemente dal fatto che la sua potenza economica basata sul petrolio rimanga intatta o se diminuisca nel lungo periodo, le spaccature interne e le lacerazioni sono uno sviluppo chiaro e naturale alla luce della presente struttura politica.".
I dirigenti sauditi sembrano ignorare l'esistenza di questo piano, quando seminano il caos alle loro frontiere e senza dubbio ne subiranno il contraccolpo, tentando di spegnere il fuoco rivoluzionario yemenita che minaccia di estendersi in Arabia; i sauditi non fanno altro che alimentarlo, accelerando così il crollo della loro casa fin da ora in rovina.

Non v'è bisogno di precisare che la destabilizzazione della penisola arabica avrebbe delle ripercussioni considerevoli sull'economia mondiale, con una reazione a catena di grande ampiezza, particolarmente in Europa.

L'innesco della guerra in Iraq fu la prima tappa di questa grande riformattazione del Medio Oriente che non è altro, se si rimane sul piano storico, che il seguito del primo ridisegno che la regione subì dopo la guerra del 14-18 in conformità agli accordi segreti Sykes-Picot del giugno 1916, che facevano seguito ai negoziati dell'ottobre dell'ottobre 1915 fra McMahon e Hussein, lo Sceriffo della Mecca. Il ridisegno del Medio Oriente che è in corso, è la conseguenza, non dell'influenza sulla politica estera americana, della lobby petrolifera americana, (qui rinvio ai lavori di due eminenti studiosi universitari USA, Stephen Walt e John Mearsheimer), ma della lobby filoisraeliana. Aggiungiamo che Bernard Lewis, ideologo detentore delle cittadinanze, britannica, israeliana e americana, ben radicato nel sistema di potere americano, recitò un ruolo importante nell'innesco della guerra contro l'Iraq, persuadendo Dick Cheney, all'epoca vicepresidente deli USA, a pronunciarsi a favore.

Tuttavia rimane una potenza regionale che non è stata toccata da questo piano di ridisegno, è l'Iran che pur non riuscendo a svolgere un ruolo stabilizzante nella regione rappresenta esso stesso un muro per limitare l'espansione apparentemente inevitabile del caos. Dopo o durante lo smembramento dell'Arabia Saudita che potrebbe risultare dalla guerra in Yemen, lo scontro tra le 2 potenze regionali, Israele e l'Iran potrebbe coinvolgere le potenze mondiali, USA e Russia e i loro alleati , in un confronto che oltrepassa di molto i limiti del Vicino Oriente.



Da oltre una dozzina d'anni , la lobby filoisraeliana preme negli USA allo stesso tempo per una guerra contro l'Iran e per un cambiamento di regime (in mancanza della guerra). Per mezzo di una fine politica, i dirigenti iraniani, in particolare dell'ayatollah Kamenei  (rinvio alla mia analisi nel libro Occident et Islam), l'Iran ha saputo mantenere insieme alla Russia, abbastanza lontana la minaccia. L'alleato russo mette al riparo l'Iran da un attacco diretto degli USA; Israele che ne ha piena consapevolezza, potrebbe, se ci fosse l'occasione, forzare la mano agli americani, prendendo da solo l'iniziativa di una guerra contro l'Iran. La risposta degli iraniani, che possiedono missili supersonici che la cupola di ferro israeliana non è in grado di intercettare, a cui vanno aggiunti i missili difensivi russi S-300, colpirebbe al cuore Israele. In questo caso ipotetico, gli USA sarebbero costretti ad entrare in guerra a fianco del loro ingombrante alleato e la Russia si intrometterebbe molto probabilmente, conducendo così il mondo ad una conflagrazione generale.

Il mondo dovrebbe essere più attento all'evoluzione della situazione nello Yemen e molto più vicino a quella del Vicino oriente, in quanto la storia ci insegna che il destino dell'umanità e quello di questa regione sono intimamente legati. Nel 1905, lo scrittore palestinese di religione cristiana, Negib Azoury scriveva a questo proposito: "Due importanti fenomeni, della stessa natura e purtuttavia opposti, che non hanno ancora attirato l'attenzione di nessuno, si manifestano in questo momento nella Turchia asiatica: sono il risveglio della nazione araba e il latente sforzo degli ebrei per la ricostruzione su larga scala dell'antica monarchia d'Israele. Questi due movimenti sono destinati a combattersi in continuazione, fino a che uno non prevarrà sull'altro. Dal risultato finale di questa lotta tra due popoli rappresentanti due principi contrari, dipenderà la sorte del modo intero. Del resto non è la prima volta che gli interessi dell'europa nel mediterraneo siano agitati nei paesi arabi; perché questo territorio che mette in comunicazione tre continenti e tre mari, è stato, in epoche differenti, la scena dove si sono svolti avvenimenti politici o religiosi che hanno ribaltato il corso del destino dell'universo.".

Noi ci troviamo sicuramente alla vigilia di un grande ribaltamento su scala planetaria. Il confronto geopolitco di potenze regionali e mondiali nel Vicino Oriente e altrove,ad esempio in Ucraina, non è che uno degli apparenti effetti degli sconvolgimenti profondi provocati da movimenti storici sotterranei che hanno maturato per lungo tempo. Uno studio dettagliato su questi sommovimenti è presentato nella mia opera Occident et Islam (settembre 2015)


Note

[1] Secondo Deff Smith, che è un fisico nucleare e un ex ispettore dell'AIEA, sarebbe stata sganciata in Yemen una bomba ai neutroni. Vedasi Reseau International e Veteran Today.

[2] Apparso in ebraico su  KIVUNIM, A Journal for Judaism and Zionism ; Issue n°, 14-Winter, 5742, February 1982, editor : Yoram beck. editorial Committee : eli eyal, Yoram beck, Amnon Hadari, Yohanan Manor, elieser schweid. Published by the Department of Publicity/The World Zionist Organization, Jerusalem. edité en français par les éditions sigest en 2015.

[3] Vedasi New York Times 




























sabato 22 ottobre 2016

La squadra navale russa verso la Siria

Di RED SHAYTAN


L'Admiral Kuznetsov (cliccare sul link in calce all'immagine per ingrandire)


La partenza della squadra russa alla volta delle coste siriane








La squadra russa nella manica


L'Ammiraglio Kuznetsov nel Canale della Manica

Il "pedinamento" da parte della flotta inglese







Fregata della squadra della Kutznetsov



I "pedinatori" NATO





La portaerei al largo delle coste marocchine mentre viene rifornita di carburante


La portaerei in una foto satellitare diffusa il 3 novembre (la data della foto è il 28 ottobre), dalla "Getty Images stock photography" mentre viene rifornita da una nave cisterna della classe Dubna. I media occidentali si sono affrettati a dire che era in avaria ed era trainata...


Comunque è vero: ecco chi la trainava!


La squadra navale si ingrandisce 

Domenica 30/10/2016 il Times di Londra ha riportato che alla squadra navale si sono aggiunti tre sottomarini probabilmente dotati di missili da crociera "kalibr". Fonti della NATO affermano che siano 2 sottomarini nucleari della classe Project 971 Akula e uno diesel/elettrico della classe Project 877 Paltus. Il 2 novembre la squadra dovrebbe essere operativa davanti alle coste siriane.
Sommergibile nucleare classe Akula

Aggiornamento del 31/10/2016

La squadra dovrebbe avere attraversato il Canale di Sicilia. La nave appoggio/rimorchiatore russa Nikolay Chiker ha attraversato il Canale di Sicilia e fa parte della squadra...



Aggiornamento del 09/11/2016

Il generale Igor Konashenkov ha comunicato che un sommergibile olandese ha cercato di avvicinarsi alla squadra navale. Alle 6:50 del 9 novembre le apparecchiature antisom dei cacciatorpedinieri "Ammiraglio Kulakov" e "Severomorsk" insieme a un elicottero Kamov Ka-27PL hanno rilevato un sottomarino olandese; tallonato per più di un'ora, ha abbandonato l'area.

Link alla notizia completa: http://tass.ru/armiya-i-opk/3770857


domenica 16 ottobre 2016

Andando oltre la propaganda. Conflitto nucleare: inganno o reale minaccia?

Di Federico Pieraccini


Traduzione di Red Shaytan



Gli eventi in Medio Oriente, in Siria e ad Aleppo sono al centro dell'attenzione mondiale. Raramente una battaglia è stata così decisiva per l'esito di una guerra e il destino di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo.



Hillary Clinton nel corso dell'ultimo dibattito presidenziale ha più volte chiesto l'istituzione di una no-fly zone (NFZ) in Siria. Il concetto, ribadito più volte, si scontra con la rivelazione contenuta nelle sue e-mail private che ammette che l'attuazione di una NFZ comporterebbe l'aumento delle morti di civili siriani. In una recente audizione di fronte alla Commissione Servizi Armati del Senato, al generale Philip Breedlove è stato chiesto che tipo di sforzo sarebbe necessario per le forze armate degli Stati Uniti per imporre una NFZ sopra i cieli siriani. Con evidente imbarazzo, il generale è stato costretto ad ammettere che una tale richiesta comporterebbe il colpire aeromobili e veicoli russi e siriani, aprendo la porta a un confronto diretto tra Mosca e Washington, decisione che il generale non era disposto a prendere facilmente. La leadership militare ha sempre dimostrato disponibilità ad attuare l'opzione militare; quindi questa volta deve aver fiutato il pericolo di un conflitto diretto con Mosca.



Il Cremlino ha ammesso pubblicamente di dispiegare in Siria gli S-400 e gli S-300V4 rispettivamente avanzati sistemi anti-missile e antiaerei. La presenza del complesso difesa è stata intenzionalmente annunciata come un fattore di dissuasione ed è una strategia logica. Il messaggio a Washington è chiaro: qualsiasi oggetto non identificato nei cieli siriani sarà abbattuto. Gli Stati Uniti basano gran parte della loro forza militare sulla necessità costante di proiettare il loro potere militare, facendo credere ai loro avversari di possedere capacità che gli altri non possiedono. Quindi è molto improbabile che il Pentagono voglia rivelare al mondo il valore dei loro sistemi stealth e dei lor "leggendari" missili da crociera di fronte agli S-300V4 o agli S-400. La guerra del Kosovo serve a ricordare del F-117 abbattuto da sistemi sovietici (S-125) risalenti al 1960.



Le minacce di Hillary Clinton contro Mosca non sono state le uniche. Gli attuali responsabili politici a Washington continuano a fare dichiarazioni aggressive che dimostrano la loro totale perdita di contatto con la realtà. Nelle ultime settimane, reazioni isteriche sono state registrate al Pentagono, al Dipartimento di Stato, presso generali di vertice e anche presso rappresentanti della diplomazia americana. Per sottolineare l'infelicità diffusa in alcuni ambienti di Washington, diversi articoli apparsi sul Washington Post e il New York Times che chiedono l'imposizione di una no-fly zone statunitense in Siria, ignorando le conseguenze evidenziate da Dunford. Ci sono due ipotesi in esame: colpire le basi militari dell'aviazione siriana con missili da crociera o l'uso di aerei stealth per bombardare le installazioni A2/AD di Damasco.



Dietro le reazioni scomposte di Washington e le proteste veementi vi è la probabilità di una sconfitta militare. Gli Stati Uniti non hanno alcuna capacità di impedire la liberazione di Aleppo da parte dell'esercito siriano arabo (ESA) e della Federazione Russa. Negli ultimi quindici giorni, l'ESA e la Russia hanno raggiunto progressi significativi ed è questo che ha portato ad una escalation delle tensioni. Alcuni degli episodi più significativi che riflettono questo negli ultimi giorni includono: cacciabombardieri della coalizione internazionale che colpiscono l'ESA, causando 90 morti; funzionari del governo degli Stati Uniti minacciano la Russia di abbattere i suoi aerei e di bombardare le sue città, con conseguente morti di civili russi; e l'attribuzione a Mosca della responsabilità di un attacco a un convoglio umanitario. Il culmine sembrava essere stato raggiunto alle Nazioni Unite dove i rappresentanti degli Stati Uniti hanno respinto la risoluzione russa di condanna per gli attacchi terroristici all'ambasciata russa a Damasco. E' interessante notare che quindici anni dopo gli attacchi dell'11 settembre 2001, Washington si ritrova difendere Al Nusra (vala a dire Al Qaeda) in un incontro ufficiale delle Nazioni Unite; qualcosa su cui riflettere. Ma a quanto pare non c'è limite alle provocazioni e pochi giorni dopo questa incredibile epilogo, il Pentagono ha tenuto a sottolineare che la possibilità di un attacco nucleare preventivo contro la Russia è ancora valida.

Sembra quindi quasi riduttivo sottolineare che a causa del successo dell'ESA, Washington, Ankara, Riyadh, Doha e Tel Aviv stanno mostrando segni di debolezza senza precedenti e nervosismo. Il loro impegno per rovesciare il governo legittimo di Assad è fallito. L'azione combinata delle forze di terra, aria e mare siriane e russe ha spinto Washington e i media corporativi a passare dalle parole di condanna alle minacce sempre più aperte.

Il mese scorso la situazione contro i terroristi cambiato rapidamente nel nord della Siria, grazie all'esercito siriano arabo e ai suoi alleati sostenuti dall'Occidente. Ad Aleppo, l'ESA continua a operare ogni giorno con grande successo per la liberazione della città. Quartieri e ampie zone sono tornate sotto il controllo del governo. I progressi incessanti delle truppe fedeli ad Assad stanno modificando il corso della guerra in Siria a favore di Damasco, eliminando gli Stati Uniti che tentavano di rimuovere il governo siriano legittimo. Una vittoria in Aleppo significherebbe la quasi certezza della sconfitta per i terroristi nelle restanti zone del paese. La chiusura del confine con la Turchia taglierebbe le linee dei rifornimenti, con conseguenze e ripercussioni in tutta la Siria. Potrebbero restare ancora aperte alcune aree di attraversamento nel sud del paese, vicino al confine con la Giordania che è sempre stata una fonte di approvvigionamento per i terroristi. Tuttavia sarebbe molto difficile per questa linea di rifornimento da sola sostenere il conflitto o adeguatamente sostituire quella chiusa a nord di Aleppo. Soprattutto nel nord attraverso la Turchia e ad ovest attraverso il confine con l'Iraq non controllato, i terroristi ricevono aiuti continuativi. La liberazione di Mosul da parte dell'esercito iracheno, di Aleppo da parte dell'ESA, e di Der Al-Zur nel prossimo futuro, aprirà la strada per la riconquista strategica di Raqqa, l'ultimo bastione del Daesh, sconfiggendo in tal modo anche il Piano B per dividere la nazione.

Con il fallimento del fronte nord, i terroristi dovranno affrontare la probabile prospettiva del crollo completo delle loro operazioni a livello nazionale. Alcuni continueranno a combattere, ma la maggior parte getterà via le armi, sapendo di aver perso la guerra. Una volta raggiunto questo obiettivo, la liberazione del resto della Siria dovrebbe essere una questione di pochi mesi. Va ricordato che la riconquista di Aleppo garantirebbe una sconfitta schiacciante per gli sponsor regionali del terrorismo internazionale (Qatar e Arabia Saudita).

Eppure, non è solo l'avanzata ad Aleppo ad essere motivo di preoccupazione per i nemici della Siria. Obama e la sua amministrazione sono ormai irrilevanti, anche a causa di una delle elezioni presidenziali più controverse della storia recente. Il futuro incerto della politica estera di Washington ha spinto partner come Riyadh, Doha, Ankara e Tel Aviv a non esitare ad aggiungere ulteriore benzina alla conflagrazione siriana, preoccupati di un futuro di inattività da parte di Washington e desiderosi quindi di far avanzare la propria soluzione militare del conflitto .

Nel caso di Ankara, l'invasione dell'Iraq e della Siria è un pericolo grave che rischia di precipitare la regione in ulteriore caos e distruzione, con il primo ministro iracheno che non ha esitato a etichettare la mossa turca di sconsideratezza e di dare l'allarme dell'espansione in un conflitto regionale. I problemi dell'Arabia Saudita sono ancora maggiori, in quanto non ha la capacità, in termini di uomini e mezzi, di intervenire direttamente in Siria a causa del suo disastroso coinvolgimento nella guerra in Yemen. La velocità con cui la fiducia a Riyadh si sta sgretolando è senza precedenti. Le sue grandi riserve valutarie sono in diminuzione e sembra che questo sia dovuto alle decine di miliardi di dollari sperperati nel finanziamento dell'azione militare contro lo Yemen. Un altro esempio di azione militare indipendente riguarda Israele. Nei quattro anni del conflitto siriano, Israele ha continuato la sua guerra segreta contro Hezbollah e le truppe iraniane, che sono impegnati nelle zone confinanti con Israele nella lotta contro al-Nusra e Daesh. Per Tel Aviv, ci sono ancora due opzioni desiderabili per la crisi siriana, sia in linea con la propria strategia, vale a dire, la continuazione di caos e disordine o di una balcanizzazione della Siria. In entrambi i casi, l'obiettivo è quello di espandere la sfera di influenza ben oltre le alture del Golan, che sono state occupate illegalmente anni fa da Israele.

I tentativi infruttuosi di Turchia, Israele e Arabia Saudita per cambiare gli eventi in Siria hanno messo in evidenza le crescenti incomprensioni strategiche tra gli Stati Uniti e i partner regionali, incomprensioni che spesso obbligano Ankara, Riyadh e Tel Aviv a rivolgersi alla Federazione Russa per un dialogo confidenziale, dal momento che Mosca è l'unico giocatore in grado di regolare il delicato equilibrio Medio Oriente.

Nel prossimo futuro, rimane evidente a Mosca e Damasco che esistono ancora alcuni rischi, nonostante una strategia globale ben ponderata. L'accelerazione nella liberazione di Aleppo ha anche uno scopo accessorio che mira a ridurre al minimo lo spazio di manovra alla prossima amministrazione americana. In un certo senso, si tratta di una corsa contro il tempo: Aleppo deve essere liberata al fine di tracciare la strada verso la fine del conflitto prima che il prossimo presidente degli Stati Uniti entri in carica nel gennaio 2017. E' ancora da vedere se i piani di Clinton o di Trump vadano al di là delle vuote minacce di Obama, ma comprensibilmente Damasco e Mosca non hanno alcuna intenzione di essere colti di sorpresa, soprattutto con una presidenza probabile della Clinton.

Dopo anni di trattative con la diplomazia schizofrenica degli Stati Uniti, Mosca e Damasco hanno deciso di proteggersi contro le decisioni improvvise che possono venire dal "Deep State" americano. Con la dislocazione dei sistemi più avanzati esistenti in difesa aerea, Mosca ha chiesto di vedere il bluff di Washington come nessuno ha fatto da anni. La linea rossa per Mosca è stato attraversata dai tragici eventi del 17 settembre a Der al-Zur. La creazione di una no-fly zone sopra i cieli siriani è stata più volte suggerita dai russi. Ma incredibilmente, nelle ore immediatamente dopo il vile attentato contro le truppe siriane, il Dipartimento della Difesa statunitense e il Dipartimento di Stato hanno proposto la creazione di una no-fly-zone che lascerebbe a terra aerei russi e siriani. E' stata una proposta sfrontata e provocatoria per Damasco e Mosca, se mai ve ne fosse stata una.

Percependo il pericolo insito in queste parole, Mosca ha agito immediatamente, schierando sistemi all'avanguardia per proteggere i cieli siriani con apparecchiature che possono abbattere missili da crociera, aerei stealth, e anche missili balistici (S-300 e S-400). Per assicurarsi che Washington abbia pienamente compreso il messaggio, il ministero russo della Difesa (MoD) ha ribadito quanto già pubblicamente annunciato, vale a dire che ogni oggetto non identificato sarebbe stato abbattuto immediatamente, in quanto non ci sarebbe alcun tempo sufficiente per gli operatori russi per verificare l'origine del lancio, la traiettoria e l'obiettivo finale di tutti gli oggetti rilevati. Si tratta di un chiaro avvertimento per gli Stati Uniti e alla sua strategia di lunga data, che richiede l'utilizzo di grandi quantità di missili da crociera per distruggere i sistemi anti-aerei, al fine di spianare la strada per una no-fly zone, come si è visto in Libia. Il Ministero della Difesa russo ha anche precisato che gli aerei stealth americani di quinta generazione possono essere facilmente presi di mira, alludendo a un raggio di funzionamento dei sistemi S-200, S-300 e S-400 (con tutte le varianti) che sorprenderà molti osservatori internazionali. Questa affermazione sembra anche confermare indirettamente un'altra teoria che rimane pura speculazione, cioè che, durante l'attacco del 17 settembre dagli Stati Uniti sull'ESA a Der Al-Zur, sembra che, alcuni aviogetti della coalizione internazionale siano stati presi di mira dai sistemi di difesa aerea russi o siriani(forse S-200 e S-400S), costringendo gli aerei a ritirarsi prima di affrontare la prospettiva di essere abbattuti.

Qualunque siano le intenzioni che si nascondono dietro le minacce isteriche di Washington, Mosca ha suggerito diversi scenari asimmetrici in risposta ad un attacco diretto al proprio personale in Siria. Oltre ai sistemi S-300 e S-400, il Ministero della Difesa ha apertamente dichiarato di essere a conoscenza delle posizioni esatte delle forze speciali in Siria, un chiaro riferimento alla capacità siriana e russa di colpire i soldati USA che operano al fianco dei terroristi o ribelli moderati.

Tutte le conferenze stampa recenti del maggiore generale Igor Konashenkov hanno chiaramente mostrato i nuovi sistemi distribuiti in Siria per la difesa aerea, con una più che intenzionale pubblicità. A parte la deterrenza che continua ad essere lo strumento preferito adottata da Mosca, le parole insolitamente forti, dirette e inequivocabili della Difesa russa mostrano in modo lampante come la pazienza di Mosca e Damasco sia esaurita, soprattutto a seguito della recente sequenza di eventi così come a causa delle ripetute minacce.

In un tale scenario, gli Stati Uniti possono contare solo su un arma: reclami, minacce e piagnistei isterici amplificati dai media mainstream, dei generali e dei portavoce ufficiali delle decine di agenzie di Washington. Nulla di ciò può effettivamente fermare l'azione liberatrice dell'ESA e dei suoi alleati.

Gli Stati Uniti non hanno alternative disponibili per evitare un esito del conflitto che è indesiderabile per essi. Qualunque strada si sceglie, non c'è modo di cambiare gli eventi in Siria. Anche i generali americani hanno dovuto ammettere che una no-fly zone in Siria è fuori questione. E' facile per il portavoce del Dipartimento di Stato USA,  ammiraglio Kirby, lanciare minacce a vuoto, ma è più difficile per i militari agire in conseguenza di queste minacce, evitando un apocalisse nucleare. Qualunque sia l'esito delle prossime elezioni presidenziali, la guerra in Siria per gli Stati Uniti e i suoi partner regionali è irrimediabilmente persa, e l'isteria e le provocazioni delle ultime settimane sono sintomatiche della frustrazione e del nervosismo che non erano comuni per gli americani negli ultimi anni.

venerdì 14 ottobre 2016

L'asse del male di Hillary Clinton

Di Pepe Escobar


Traduzione di Red Shaytan




Prevedendo un risultato delle elezioni presidenziali degli Stati Uniti come una ripetizione della frana del 1972 di Nixon, anche Hillary ha coniato, seguendo lo stile di George "Dubya"Bush, un asse remixato del male: Russia, Iran e "il regime di Assad".

Senza minimamente tener conto della Cina che, tramite l' "aggressione" nel Mar Cinese Meridionale, sarà caratterizzata come nemico certificato dalla Fondazione del perno in Asia.

E se tutto questo non fosse abbastanza preoccupante, la Turchia sembra ormai sulla strada di unirsi all'asse. Il Presidente Putin e il presidente Erdogan si sono incontrati a Istanbul. Mosca ha preso posizione essendo pronta a sviluppare la cooperazione tecnico-militare su larga scala con Ankara. Che comprende, ovviamente, i 20 miliardi di dollari della Rosatom e i quattro reattori della centrale nucleare di Akkuyu. E la direttiva di "accelerare il lavoro" del Turkish Stream, che di fatto rafforzerà ancora di più la posizione della Russia nel mercato europeo del gas, bypassando per bene l'Ucraina, mentre sigilla la posizione di Ankara come bivio energetico chiave tra l'est e l'ovest. Inoltre, sia Mosca che Ankara hanno ribadito all'inviato speciale delle Nazioni Unite in Siria, Staffan de Mistura, che "ribelli moderati" (terminologia della Beltway) che tengono in ostaggio Aleppo orientale, devono essere sradicati.

Il cambio del gioco geopolitico è evidente. Per quanto Erdogan possa essere un derviscio rotante in politica, è impossibile capirlo e accordargli fiducia, mentre Putin è un maestro del gioco strategico a lungo termine, gli interessi di Ankara e di Mosca tendono a convergere nel Nuovo Grande Gioco, che definisce una maggiore integrazione all'alba del secolo eurasiatico.

Questo è piuttosto simile a una tazza di cicuta per Hillary Clinton, che ha già equiparato Putin ad Hitler. 

Cambiamento di regime o guerra calda?

Nello spettacolo spaventoso che si è rivelato essere il secondo round della interminabile scontro nella gabbia tra Trump e la Clinton, Donald Trump, ancora una volta ha segnato un punto razionale, esprimendo il suo desiderio di un rapporto di lavoro normalizzato con la Russia. Eppure questo è un assoluto anatema per il Partito della Guerra e per la nebulosa neocon/neoliberalcon dell'asse Beltway-Wall Street.

La Macchina Clinton (a contanti) sotto controllo democratico, ancora una volta ha condannato Trump come strumento di Putin, mentre i repubblicani disorientati hanno condannato Trump perché va contro il "pensiero repubblicano mainstream".

Ecco cosa ha detto Trump; "Non mi piace proprio Assad, ma Assad sta uccidendo l'ISIS. La Russia sta uccidendo l'ISIS e l'Iran sta uccidendo l'ISIS".

Le prospettive di Trump sul Medio Oriente si basano su una sola direzione; distruggere l'ISIS/ISIL/Daesh. Questo è quello che il consulente ed ex direttore della Defense Intelligence Agency (DIA), il tenente generale in pensione Michael Flynn, ha instillato nella capacità di attenzione notoriamente scarsa di Trump.

Flynn potrebbe mettere a verbale che il progresso dell'ISIS/ISIL/Daesh è stato una decisione "volontaria" presa dall'amministrazione Obama. Eppure nel suo pasticciato libro Campo di battaglia, Flynn insiste sul fatto che "i russi non sono stati molto efficaci nel combattere i jihadisti sul proprio territorio", sono "in combutta con gli iraniani" e "gran parte dei loro sforzi sono volti contro gli oppositori del regime di Assad".

Si tratta di un mantra neocon; non sorprende: il co-autore del libro di Flynn è il neocon Michael Ledeen.

Dai poco raccomandabili American Enterprise Institute (AEI) e Washington Institute for Near Est Policy (WINEP), agli "esperti" da salotto ed ex consiglieri presso il Dipartimento di Stato, tutti si sono ormai accodati all'opinione risibile che l'asse riedito del male, ora completamente adottato da Hillary, è inutile contro i jihadisti; i buoni che fanno il lavoro difficile, sono "la coalizione guidata dagli Stati Uniti". E al diavolo chi osi criticare i "cugini moderati", sostenuti dalla CIA.

Quello che Trump ha detto, è un anatema non solo per i repubblicani istituzionali che disprezzano Obama in quanto non combatte l'asse redivivo del male adottato da Hillary. Il vero peccato mortale è che "non tiene conto" delle ipotesi bipartisan del nucleo della politica estera USA, ritenute sacre come la Bibbia.

Da questa situazione proviene il successo del neocon Ash Carter guidato dal Pentagono nel bombardare l'accordo Kerry-Lavrov di cessate il fuoco che avrebbe implicato attacchi aerei coordinati  sia contro l'ISIS/ISIL/Daesh che contro il Fronte per la Conquista della Siria, ex Jabhat al-Nusra, alias al-Qaeda.

Neocon e repubblicani tradizionali incolpano la squadra "anatra zoppa" di Obama per la "dipendenza empia" dalla Russia e dall'Iran, mentre i neoliberalcons incolpano a titolo definitivo la Russia. E in alto sull'altare della rettitudine, governa l'isteria, con il presidente neocon della NED che chiede al governo degli Stati Uniti di "evocare la volontà" di spingere per un cambiamento del regime di Putin.

Pronti per la guerra nucleare? 

Hillary Clinton continua ad insistere che gli Stati Uniti non sono in guerra con l'Islam. Gli Stati Uniti sono di fatto in guerra in Afghanistan, Iraq, Siria, Yemen, Somalia, nelle aree tribali del Pakistan; coinvolti nella guerra segreta contro l'Iran; e hanno completamente distrutto la Libia. Non è difficile fare i conti.

In parallelo il discorso assordante che Washington stia ora portando avanti un piano C in Siria è una sciocchezza. Non c'è mai stato un piano C; solo il piano A, che era quello di impegolare la Russia in un altro Afghanistan. Non ha funzionato con la demolizione controllata dell'Ucraina. E non funzionerà in Siria, poiché Mosca è disposta a fornire un mucchio di potenza aerea e missilistica di aria, ma per nessun motivo poserà sul terreno gli stivali. Questa è una faccenda che riguarda l'esercito siriano arabo (ASA), l'Iran e le sue milizie sciite e gli Hezbollah.

Ash Carter ha minacciato la Russia di "conseguenze". Dopo aver fatto saltare in aria il cessate il fuoco, il Pentagono, sostenuto dallo Stato Maggiore congiunto, ora è pronto a scagliari "potenziali attacchi" sulla forza aerea della Siria per "punire il regime" per quello che il Pentagono ha invece effettivamente fatto: far saltare il cessate il fuoco. Non si può fare roba del genere. Il maggiore generale Igor Konashenkov, portavoce del ministero della Difesa della Russia, ha inviato un rapido messaggio a "i nostri colleghi a Washington": "... pensateci due volte a dare il via ad una guerra guerreggiata "ombra" contro la Russia. La Russia considererà un bersaglio ogni aereo "stealth" o non identificato che prenda di mira obiettivi del governo siriano per un attacco e lo abbatterà. Le uniche domande serie da porsi sono: può un Pentagono fuori controllo costringere l'aviazione russa, mediante un false flag o qualcosa del genere, ad abbattere dei caccia dell'US Air Force? e Mosca possiede la potenza di fuoco per eliminare tutti loro?

Quindi, in questa finestra di tre mesi che rappresentano l' "agonia" dell'era Obama, prima della probabile intronizzazione della Regina della Guerra, la domanda è: il Pentagono rischierà di innescare la III Guerra Modiale perché "Aleppo sta cadendo"?

In seguito le cose sono destinate a diventare ancora più letali. Il governo degli Stati Uniti sta prendendo in considerazione di un attacco nucleare preventivo contro la Russia. Hillary sostiene fermamente questa opzione, mentre Trump ha chiarito che "non sferrerà per primo un attacco nucleare".

La prospettiva che l'apprendista stregone dell'asse del male Hillary Clinton abbia le dita sul tasto nucleare deve essere vista, in tutto questo circo, come una questione di vita o di morte.

NOTA DEL TRADUTTORE: leggete questo articolo in riferimento a quest'altro e non tastatevi troppo i testicoli! Scegliendo tra la peste e il colera: è meglio un puttaniere testa di cazzo o una pazza assassina?


mercoledì 12 ottobre 2016

False flag, satelliti con la kippah e Trump

Di Red Shaytan

Ricordate l'episodio del satellite israeliano saltato in aria sul razzo della Space -X a Cape Canaveral? Per gli smemorati quiqui, qui e qui
Allora, chi diavolo ha la tecnologia per fare una roba del genere?
3 stati: USA, Russia e Cina. 
Che diavolo doveva servire quel satellite? A portare le meraviglie di Facebook agli africani? O a qualcos'altro?
Forse qualche elemento in più lo fornisce questa strana storia di una bufala apparentemente innocua diffusa ieri.
Il quadro generale, se fosse vero, è tremendamente inquietante.
Leggere l'articolo seguente.


Esplosivo: Israele sta per "telegrafare" un false flag per una guerra nucleare come "sorpresa di ottobre" per Trump


Di Ian Greehalgh

FONTE


Israele sta pianificando un attacco false flag sulla Russia come "sorpresa d'ottobre" per Trump 

Un recente, oscuro e fabbricato fatto di cronaca ha rivelato il piano di Israele per onorare Trump con una "sorpresa d'ottobre"; solamente la minaccia imminente di una guerra nucleare con la Russia, orchestrata da un'azione militare israeliana false flag potrebbe impedire che Trump entri in agonia.

Tutte le pedine sono al loro posto - un'agenzia stampa di notizie false, un immaginario portavoce del Pentagono e una notizia fasulla che non poteva che provenire dalle mani dei "Masters of the Universe": i vincitori del premio Nobel di Tel Aviv con il compito di orchestrare gli eventi del mondo.

Oggi l'Iran ha pubblicato una strana storia proveniente da un'agenzia stampa con sede a Londra, secondo cui il Pentagono sta progettando di attaccare la Siria e forse la Russia, di propria iniziativa per salvare il Presidente Obama dall' "imbarazzo". La notizia ha avuto origine dal quotidiano saudita Asharq Al-Awsat, una nota fonte di disinformazione, ma è stata legittimata dall'iraniano Al-Alam nel quadro di un colpaccio dell'intelligence israeliana.

La storia non ha alcuna legittimità e possiede l'elemento chiave comune a tutte le fabbricazioni dell'intelligence israeliana: cita fonti anonime che fanno dichiarazioni che non potrebbero mai essere fatte, in questo caso una notizia senza fonte dice semplicemente che il Pentagono senza alcuna autorizzazione attaccherà non solo la Siria, ma anche la Russia e la ragione data per questo atto di guerra, è quello di salvare il presidente Obama, un presidente che lascerà l'incarico a breve, dall'imbarazzo pubblico! Chi avrebbe inventato un racconto del genere?

Questa storia è chiaramente parte di un'operazione di intelligence per vendere l'idea della sfiducia degli Stati Uniti e di sfruttare alcuni ben noti estremisti del Pentagono che, invece di salvare il presidente dall'imbarazzo, in realtà incendierebbero il mondo. La Russia da tempo segue con attenzione gli evangelisti cristiani della "fine dei tempi" e i "Dominionisti", quelli che hanno rubato le armi nucleari da Barksdale, quelli che Obama e il segretario Hegel hanno ripulito dalla struttura del comando nucleare degli Stati Uniti.

Il mese scorso crediamo che Obama abbia ordinato la distruzione del satellite militare israeliano mascherato da innocente uccello di proprietà Facebook destinato a fornire internet all'Africa che se ne stava in cima ad un razzo della Space-X. Il vero scopo di questo satellite era quello di dare a Israele la capacità di tracciamento e di guida a lungo raggio che le avrebbe consentito di indirizzare quasi ovunque nel globo, missili balistici e da crociera. Ora crediamo che Obama abbia agito in modo deciso al fine di rimuovere la possibilità che Israele utilizzasse queste nuove funzionalità per effettuare un attacco missilistico false flag la cui colpa si sarebbe potuta comodamente far ricadere sugli Stati Uniti.
Cominciamo:


Al-Alam
Gli USA presto lanceranno attacchi missilistici contro l'esercito siriano: rivela un rapporto.
Il Pentagono che da settimane sta tenendo incontri insieme a diversi organi di sicurezza statunitensi, sta prendendo in considerazione di effettuare attacchi limitati in Siria che non trascinino il presidente degli Stati Uniti Barack Obama in una situazione imbarazzante, per trovare una soluzione alla crescente crisi di Aleppo fra gli ipotetici attacchi statunitensi contro l'esercito siriano.
I funzionari del Pentagono e della Casa Bianca hanno detto al giornale Asharq al-Awsat che "Questi attacchi aerei non saranno comunicati e gli Stati Uniti non li rivendicheranno pubblicamente".
Alcuni analisti hanno espresso preoccupazione per la crescente tensione tra la Russia e gli Stati Uniti poiché potrebbe far andare alla deriva la guerra siriana e stimolare un conflitto militare. Tuttavia la fonte del Pentagono sembra certa che un passo militare decisivo degli Stati Uniti possa essere fatto senza alcun rischio o pericolo reale.
Nel frattempo il ministro degli Esteri francese Jean-Marc Ayrault, in una conferenza stampa congiunta con il Segretario di Stato John Kerry, venerdì, ha parlato degli sforzi francesi per spingere verso un cessate il fuoco in Siria, descrivendo la situazione ad Aleppo come "estremamente pericolosa".
Ayrault ha incontrato, in precedenza, funzionari russi per discutere gli sforzi per raggiungere un cessate il fuoco soprattutto dopo che la tregua in Siria a mediazione Washington-Mosca è crollato, la tensione aumentata e accuse venivano scambiate.
Eppure l'arena politica sembra essere sospettosa verso la volontà o la capacità dell'amministrazione di Obama di prendere una decisione così difficile.
Gioved la Russia ha messo in guardia degli Stati Uniti dal prendere di mira l'esercito siriano e ha detto che Mosca è pronta a utilizzare i suoi sistemi di difesa aerea per proteggerlo.
Il portavoce del ministero della Difesa russo, generale Igor Konashenkov, ha detto che qualsiasi attacco missilistico o attacco aereo sui territori controllati dal governo di Damasco porrebbe una chiara minaccia per il personale militare russo.

Conclusione

C'è un perché? Una domanda ragionevole? Basta la promessa di Trump di sostenere la pulizia etnica israeliana della Cisgiordania a giustificare questo rischio? Che altro sta spingendo Israele ad atti di disperazione? Atti che trovano un radicato parallelo con la follia di Trump.

Diamo uno sguardo all'ultimo dibattito, quanti ricordano che Trump ha offerto sostegno alla Russia e all'Iran contro il terrorismo? Quanti ricordano l'affermazione di Trump durante quell'evento a favore di un attacco post-elettorale degli Stati Uniti contro l'Iran per distruggere un programma nucleare che tutti sanno che proprio non esiste? Trump è proprio così stupido (e potrebbe esserlo) da essere capace di questo livello di contraddizione? O c'è qualcos'altro?