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mercoledì 31 agosto 2016

Ricerca indica che le nazioni musulmane disdegnano l'ISIS

di Ian Greenhalgh


Traduzione di Red Shaytan

Secono dati raccolti recentemente in 11 paesi con popolazioni musulmane rilevanti, la considerazione verso l'ISIS è assolutamente negativa.

[Nota redazionale: queste statistiche di recente pubblicazione non mi sorprendono perché sono sempre stato ben consapevole del fatto che lo Stato islamico è assolutamente uno stato non islamico e lungi dall'incorporare i valori del vero Islam, non è null'altro che un'operazione false flag per l'estremamente negativa setta wahabita dell'Arabia saudita. Ian]

World Bulletin


I recenti attacchi a Parigi, Beirut e Baghdad collegati all'ISIS hanno ancora una volta portato il terrorismo e l'estremismo alla ribalta delle relazioni internazionali.

Secondo i dati da poco diffusi, che il Pew Reserch Center ha raccolto in 11 paesi con significative popolazioni musulmane, la gente dalla Nigeria alla Giordania e all'Indonesia, ha espresso posizioni fortemente contrarie all'ISIS.

L'unica eccezione è il Pakistan dove la maggioranza non ha un'opinione ben definita del ISIS. Queste inchieste sono state  condotte ad aprile e maggio  su campioni nazionali come parte di un sondaggio annuale globale del Pew Reserch Center.

In nessun paese esaminato più del 15% della popolazione si è mostrato favorevole all'ISIS e in quei paesi dove sono presenti popolazioni miste per etnia e religione, l'atteggiamento negativo nei confronti dell'ISIS sorpassa queste percentuali.

In Libano, paese vittima di uno dei più recenti attacchi, quasi ogni persona intervistata gìha dato un opinione sfavorevole dell'ISIS, con un 99% chs ha espresso un'opinione estremamente sfavorevole. Il disgusto verso l'ISIS è condiviso da libanesi sunniti (98% sfavorevoli) e da libanesi sciti e cristiani (100% sfavorevoli).

Gli israeliani (97%) e i giordani (94%) sono fortemente contrari all'ISIS nella primavera del 2015, inclusi gli arabi israeliani (91%), sia nella striscia di Gaza (92%) e nella West Bank (79%).

6 su 10 o più hanno un'opinione sfavorevole all'ISIS in diversi gruppi di nazioni, includenti Indonesia, Turchia, Nigeria, Burkina Faso, Malesia e Senegal.

In Nigeria, rispetto alle altre nazioni, vi è un po' di più di sostegno all'ISIS (14%) ma gli atteggiamenti differiscono radicalmente a seconda della religione. Una schiacciante maggioranza di nigeriani cristiani ha un'opinione sfavorevole dell'ISIS (71%), mentre tra i nigeriani musulmani la maggioranza si attesta al 61%. Comunque circa il il 20% dei musulmani nigeriani aveva un'opinione favorevole dell'ISIS, nella primavera di quest'anno. Il gruppo Boko Haram, che sta conducendo una campagna terroristica nel paese, è affiliato con l'ISIS, benché siano considerate due organizzazioni separate.
In Pakistan solamente il 28% ha un'opinione sfavorevole all'ISIS mentre la maggioranza (62%) non ha nessuna opinione sul gruppo di estremisti.

Anche se non abbiamo chiesto alle persone delle nazioni occidentali i loro punti di vista sull'ISIS, la metà o più delle persone in 15 paesi per lo più occidentali ha detto di essere molto preoccupata dell'ISIS, percepita come una minaccia internazionale . In Francia, bersaglio degli attacchi multipli e coordinati di Parigi della scorsa settimana, il 71% ha detto che prima degli attentati che era molto preoccupato per la minaccia dell'ISIS. Percentuali simili di popolazione in altre nazioni hanno espresso una seria preoccupazione, tra cui il 77% degli spagnoli, il 70 % dei tedeschi, il 69 % degli italiani e il 68 % degli americani. In Libano e in Giordania, le nazioni dove stanno i  rifugiati del conflitto scatenato dall'ISIS in Siria e dove molte persone sono state vittime di attentati terroristici di massa, l'84 % e il 62 % ha anche detto di essere molto preoccupati.

Un preoccupazione diffusa nei confronti dell'estremismo è stata in crescita in molti paesi occidentali nelle nazioni a predominanza musulmana che sono state oggetto di sondaggi in questa ultima decade. Come reazione alla minaccia, c'è stato un largo consenso alle iniziative militari USA contro l'ISIS in Irak e Siria nella maggior parte dei paesi oggetto i sondaggi che includono la maggioranza in Israele (84%), Francia (81%), USA (80%), Libano (78%), Giordania (77%), Regno Unito (66%) e Germania (62%).










domenica 7 agosto 2016

L'Arabia Saudita promette di controllare la pista saudita degli attacchi terroristici di Baviera

di GPD

Traduzione di Red Shaytan




Spiegel ha riportato che i 2 terroristi che hanno effettuato attacchi in Germania nelle città di Ansbach e di Wurzburg, sono stati in contatto con affiliati al Daesh basati in Arabia Saudita. Sabato, la rivista ha aggiunto che il governo saudita ha offerto alle autorità tedesche aiuto per le investigazione sulla pretesa pista saudita, ma Riad può essere presa di parola? 


Sabato, Spiegel riportava che le autorità saudite avessero offerto il loro aiuto nell'investigazione negli attacchi dinamitardi e con l'ascia perpetrati nelle città bavaresi di Ansbach e di Wurzburg del mese scorso. L'offerta di assistenza di Riyad arriva il giorno dopo la rivelazione da parte del settimanale tedesco che i terroristi che hanno effettuato gli attacchi sono stati in contatto con sospetti membri dell'ISIS/Daesh in Arabia Saudita. Der Spiegel ha appreso che le trascrizioni delle chat ottenute dai servizi di sicurezza tedeschi hanno determinato che  i 2 terroristi erano in regolare contatto  con sospetti membri del Daesh i cui nuneri telefonici erano registrati in Arabia Saudita. 

L'attentatore di Wurzburg, Riaz Khan Ahmadzai, che ha ferito seriamente alcune persone su di un treno con un ascia e un coltello, il 18 luglio, ha perfino lasciato un messaggio d'addio al suo contatto terrorista, scrivendo: "Ci rivedremo in paradiso". Prima di questo atto terroristico, il contatto di Ahmadzai ha suggerito al diciassettenne di investire un grosso gruppo di persone con un'auto, a cui il terrorista ha risposto dicendo di non essere in possesso della patente di guida.


Per quanto riguarda il bombarolo, Mohammed Daleel, che ha fatto esplodere s stesso (probabilmente per errore), ferendo 15 persone ad Ansbach, Baviera, il 24 luglio, Der Spiegel dice che il contatto della chat gli ha detto esplicitamente di provarci e di filmare il momento della detonazione e spedirlo al Daesh. Sabato, le autorità saudite hanno risposto alle rivelazioni dello Spiegel, offrendo aiuto agli investigatori tedeschi per trovare chi era dietro agli attenntati. Secondo lo Spiegel, un autorevole membro del governo saudita ha offerto aiuto, essendo in contatto ora le autorità di Riyadh con le controparti tedesche. Questo, aggiunge la rivista, è molto insolito, in quanto Riyadh normalmente adotta un "profilo molto basso" quando insorgono sospetti circa il suo aiuto al terrorismo islamico. in ogni caso, annota lo Spiegel, la cooperazione saudita può aiutare molto nello stabilire l'identità delle persone connesse al Daesh che hanno contattato i terroristi, incoraggiandoli ad effettuare i loro sporchi attacchi.

Comunque nessuno è convinto della sincerità di Riyadh. Sabato, la rete televisiva tedesca di notizie, Tagesschau, ha trasmesso un commento sulle notizie che gli assassini di Wurzburg e di Ansbach avevano connessioni con funzionari sauditi.

Il commentatore del Tagesschau, Bjorn Blaschke è stato deciso, nel richiamare che "ancora una volta il regno dell'Arabia Saudita, sia per quanto riguarda i governanti che i suoi cittadini, è sospettato di aver cooperato con terroristi islamici”. il giornalista ha suggerito che è abbastanza per ricordare l'inchiesta sul 9/11 dove dei 19 terroristi, 15 erano sauditi. 


Le tanto attese 28 pagine secretate del rapporto dell'investigazione sul 9/11, che sono state recentemente diffuse, hanno rivelato che due dei dirottatori erano in "in contatto e ricevevano sostegno e aiuto da individui che potevano essere stati collegati con il governo saudita". Venerdì, anche la CNN riportava che i documenti diffusi collegavano un supposto operativo di Al Qaeda come appartenente a una società collegata al principe Bandar bin Sultan, l'ex ambasciatore saudita in USA. Naturalmente la rete giornalistica USA è stata costretta ad aggiungere l'avvertenza che: "mentre il preteso collegamento con Bandar...non fornisce alcuna prova diretta che il principe sia complice negli attacchi del 9/11 “, sorgono nuove domande sul coinvolgimento dell'Arabia Saudita".

Blaschke, dal canto suo, suggeriva che anche se la famiglia reale saudita non fosse direttamente collegata con i jihadisti di al-Qaeda o del Daesh, in quanto questi ultimi hanno eseguito attacchi terroristici perfino all'interno del regno, tuttavia è importante sottolineare che l'Arabia Saudita è il paese con maggiori aderenze con i terrorsti e con la loro velenosa ideologia. 

C'è anche qualcosa di più che il giornalista ha notato ed è “ovvio che la famiglia reale sia strettamente collegata con la forma più reazionaria del  Wahhabismo, una scuola dell'islam sunnita". "Infatti," egli ha aggiunto,“ la posizione assunta da un devoto wahhabita differisce di poco da quella delle organizzazioni terroriste come  Al-Qaeda o Daesh".




Si aggiunga che l'Arabia Saudita è stata accusata di sostenere numerosi gruppi islamici che combattono il governo laico di Bashar Assad in Siria e il fatto che la guerra siriana ha direttamente condotto alla crisi dei rifugiati, (Mohammed Daleel di Ansbach era un siriano che aveva combattuto per il  Daesh e per al-Qaeda prima del suo arrivo in Germania), e  la promessa di Riyadh’ di "aiutare" le autorità tedesche subito non sembra più così allettante. 

Commento del traduttore

Tralasciando il fatto che questa notizia sia passata un po' sordina sui nostri media, sempre indaffarati a nascondere la realtà, cioè che questa immigrazione incontrollata ha aperto le porte a migliaia di jihadisti o comunque ad individui facilmente plagiabili dai burattinai del terrorismo che sono i servizi segreti anglosionisti che manipolano, non per questo sono meno condannabili, i capi dei gruppi salafiti, emerge una conferma dello scontro tra una lobby imperialista anglosassone anti Arabia Saudita e apparentemente antisionista, il cui frontman è casco d'oro alias Donald Trump (come spiego in questo articolo) e una lobby filosionista e filosaudita, rappresentata dalla strega sanguinaria Killary che tanto piace al sinistrume nostrano.
Comunque sia, entrambe le lobbies dovranno prima o poi obbedire alla superlobby della mafia kazara quando deciderà che la ricreazione è finita.
In questo senso ora è permesso ai servi tedeschi di latrare contro i culattosauditi (non che sia dispiaciuto per loro), scoprendo l'acqua calda, in Medio Oriente lo sanno anche i bambini dell'asilo che i culattosauditi e i pervertiti degli Emirati del Golfo da anni finanziano generosamente gli estremisti salafiti.
Per finire, in attesa della III Guerra Mondiale, siamo vicinissimi allo scontro etnico in Europa Occidentale; quale magnifica occasione per cancellare le residue libertà individuali!

sabato 6 agosto 2016

Medina o il vivere insieme

Di Abderrahmane Mekkaoui (Marocco)



Traduzione di Red Shaytan

In seguito agli attentati che hanno colpito come frustate la Francia e il Belgio, è essenziale esaminare le ragioni che conducono individui "normai" a finire nella barbarie e nella crudeltà. In effetti ogni violenza si nutre di un'ideologia. Cos, Abu Bakr Naji, ideologo del Daesh, di Al Qaida e consimili, ha scritto nel suo libro "La gestione della barbarie" 2004): "La jihad non è l'Islam, ma uno strumento utile all'Islam".

Subito sorge una prima difficoltà: nella crisi attuale, alcuni analisti utilizzano concetti inadatti, sviluppando visioni parcellizzate, frammentarie e contraddittorie dell'Islam. Gli specialisti "francesi" di questa materia non dialogano tra di loro o lo fanno poco, a differenza di quello che accade negli USA, in Inghilterra e in Germania, e i loro resoconti sono diventati perfino conflittuali generando sospetto e ripulsa.

L'interpretazione e la comprensione dei testi sacri esigono una grande padronanza della lingua araba classica e la conoscenza del preciso contesto nel quale è avvenuta la Rivelazione, e anche della codificazione del Corano, vale a dire la riunione in un solo testo delle sure sparpagliate. Ora queste sono competenze a disposizione di pochi esperti. Solo questa padronanza e questa conoscenza permettono di mettere in ordine le cose e di indicare le reali cause dello scivolamento dei giovani verso l'estremismo religioso e il ricorso alla violenza in questi ultimi decenni.



L'insieme degli atteggiamenti e delle prese di posizione sul soggetto del trattare di questo fenomeno del "terrorismo islamico" è approssimativo. Esso sottolinea le conseguenze e non le cause del fondamentalismo, che sono generalmente relegate in secondo piano. Constatazioni parcellizzate e frammentarie impediscono ogni visione ai cittadini, alla società e allo Stato. Da parte loro, gli stessi giovani radicalizzati non comprendono l'arabo letterario né gli scritti religiosi; questo li predispone a diventare facile preda dei mercanti della morte.

Ora, come succede per tutte le dottrine che mescolano spiritualità e potere politico, la storia dell'Islam è stata intessuta da movimenti politici dogmatici, violenti e fondamentalisti che hanno giustificato il loro intervento nella società con la decontestualizzazione dei testi sacri a fini politici e con il ricorso a un discorso semplice e semplificatorio presto assimilato da questi giovani.

Profezia e redazione del Corano: la creazione del primo regno musulmano

Tornando alle origini, tre giorni dopo la morte del Profeta Maometto, il primo califfo Abu Bakr Assidiq (padre di Aisha, la sposa più giovane del Profeta), scatenò una guerra contro delle tribù giudicate eretiche in quanto avevano rinunciato all'Islam e proclamato dei loro profeti (guerra dell'apostasia: Harb Arrida). Il suo motto era il seguente: "Colui che adorava Maometto, Maometto è morto; e colui che adorava Allah, Allah è vivo ed eterno". Poi il secondo califfo, Omar Ibn Al Khattab, "diplomatico"  e soldato, si lanciò alla conquista della Palestina, della Siria e dell'Egitto dopo aver pacificato al penisola arabica.

Questi due califfi "ben guidati", successori del Profeta Maometto, si consacrarono all'edificazione dello Stato musulmano chiamato Dar Al Islam e non del califfato, nozione territoriale e politica, senza preoccuparsi di sviluppare un proselitismo religioso che in seguito diventerà la dottrina politica e ideologica dell' Umma, la comunità musulmana, e la punta di lancia della guerra santa, la jihad, eterna guerra contro tutti al fine della sottomissione dell'intera umanità, benché quest'ultima nel Corano sia limitata alla stretta legittima difesa.

Questi due primi califfi facevano differenza fra la profezia e la redazione del Corano. Sotto il loro "regno" non esisteva alcun progetto di fissare la Rivelazione, parola di Dio, in un testo scritto dalla mano dell'uomo. Il versetto n° 9 Al Hijir afferma che la parola di Allah (Adhikr il Corano) è protetta da quest'ultimo e la sura n° 2 Al Baqarah insiste sulla libertà di coscienza degli individui. Il Profeta Maometto infatti amava ripetere la sura n° 119 sulla coesistenza pacifica con le altri fedi: "Voi avete la vostra religione e io ho la mia".

Il terzo califfo, Ottmane Ibn Affane, "ben guidato", grande commerciante e astronomo della tribù maggioritaria dei Banou Oummeya, diverse da  questa linea. Decise di riunire i testi sacri dispersi tra la Mecca e Medina e di bruciare tutti gli altri manoscritti giudicati non autentici, vale a dire non conformi ai suoi occhi secondo i propri criteri che mescolavano spiritualità e politica. Affidò principalmente la redazione del Corano a due compagni del Profeta, due fratellastri generati dalla stessa madre, appartenenti alla nobiltà korassita, considerati dagli storici come gli strateghi dell'Islam politico. Il primo non è altri che Muawiya Ibn Abi Soufiane, il fondatore della dinasta degli Ommeyad; il secondo è Amrou Ibn Al-Ass, creatore del primo servizio di informazioni di questo nuovo stato, chiamato Diwan Alkofats (Ufficio dei sorveglianti delle piste).



Diversi mutaziliti [1], promuovendo la necessità di interpretare il Corano su basi filosofiche e scientifiche, rimproverarono al triumvirato Ottmane-Muawiya-Amrou, di aver redatto il testo sacro senza prendere in considerazione la classificazione logica delle sure secondo il loro reale contesto, e senza mettere in rilievo le sure da abrogare  e quelle abrogate. i mutaziliti come i Fratelli della Purezza [2] non hanno mai messo in dubbio la Rivelazione di Maometto, né la sua persona. Grazie al loro lavoro nella clandestinità, che comparirà in pubblico in Andalusia (IX secolo), hanno realizzato un grande apporto al patrimonio spirituale dell'umanità. Ma questa discordia  tra musulmani all'alba dell'Islam condusse alla "Grande Discordia" (Al Fitna Al kobra), una guerra civile fratricida di cinque anni che oppose tre clan principali:
  • gli alleati di Alì, il genero del Profeta, della tribù dei Banou Hachem
  • i partigiani di Muawiya, capo delle fila dei banou Oumeyya
  • i khariditi [3] che condannavano le altre 2 scuole richiamandosi ai fondamenti dell'Islam
La vittoria militare dei Banou Oummeyya permise la creazione del primo regno musulmano nel 661 (dinastia ommeyade), ma fu anche all'origine dell'emergere dello sciismo  e del violento salafismo. Lo sciismo, che significa clan o partito, divenne in quell'occasione, per forza di cose, l'opposizione politica a questo nuovo regno sunnita. I partigiani di Ali Ibn Abi Taleb, genero e cugino del Profeta, in effetti si raggrupparono in un'altra scuola di pensieroche subito fu considerata ribelle dalla maggioranza dei sunniti.

A partire da questa data, assistiamo all'esclusione dei khariditi e dei Banou Hachem (famiglia del Profeta) dal potere. Gli hashemiti si rifugiarono alla periferia dell'Islam. Essi formarono più tardi degli stati, in Marocco, dinastia idrisside, e in Iran. Quanto ai khariditi, si divisero in diverse fazioni di cui gli idrissidi andarono nel Maghreb e gli ibaditi nell'Oman.

Essendo ancora in vita Maometto, uno dei compagni del Profeta gli domandò cosa pensasse del progetto dei Banou Oummeyya che cercavano di creare un "regno". Maometto rispose: "Saranno dei re sanguinari". Visione premonitoria. L'biettivo dei redattori del Corano scelti dal califfo Ottmane fu proprio quello di usurpare il potere politico in favore dei Banou Oummeyya, vincitori contro la famiglia del Profeta. Questa frattura ha segnato la storia delll'islam e questo conflitto interno è sempre attuale.

A questo punto si impone una breve analisi dell'evoluzione dei movimenti salafiti, takfiri e jihadisti, per apportare un chiarimento scientifico e filosofico sul legame yta la storia dei salaf (Anziani), del salafismo e l'emergere di Al Qaeda, del Daesh e dei loro affiliati nei cinque continenti.

Cos'è il salafismo?

Il termine salaf designa i fondatori dell'Islam, il Profeta e i suoi quattro successori "ben guidati", vale a dire il periodo "idilliaco" dell'Islam delle origini, presentato come l'età d'oro e caratterizzato da sure incentrate sull'amore, la bontà e la tolleranza verso le altre religioni monoteiste e quelle idolatre che esistevano all'epoca nella penisola arabica. Era l'epoca del vero discorso fra le diverse componenti dell'ordine sociale. Tutto questo si materializzò nei trattati Al Akaba, segnante la creazione a Medina di un governo multitribale senza differenza di razza, d'etnia o d'origine geografica, e Al Sahifa, testo di concordia civile e di pluralità politica che regolava la coesistenza pacifica e intercomunitaria, vera e propria costituzione del "vivere insieme" in otto punti.

Sfortunatamente la fondazione del nuovo stato musulmano da parte degli Omeyaddi nel 661 fu segnata dal suo carattere tribale e avvenne con la violenza. Questa evoluzione tragica è all'origine dell'Islam politico, chiamato "salafismo", il quale in seguito si divise in tre branche:
  1. il salafismo tafkiro, che getta l'anatema su tutta l'umanità, compresi i musulmani non salafiti e spinge per la creazione del Califfato di cui la Costituzione sono il Corano e la Sunna decontestualizzati. Questo salfismo è rappresentato dall'organizzazione "Stato Islamico" (Daesh).
  2. Il salafismo jihadista è differente dal tafkirismo, anche se entrambi hanno la stessa strategia e gli stessi obiettivi, tra cui la creazione del Califfato. I salafiti jihadisti hanno scelto un'organizzazione elitaria che si orienta verso la jihad internazionale contro il nemico lontano (l'Occidente) e i suoi alleati. Il loro combattere è rivolto principalmente contro i simboli dello Stato ma essi non promuovono la "purificazione" della società musulmana, a differenza dei tafkiri che cercano di instaurare un nuovo ordine attaccando tutta l'umanità comprendente anche la componente musulmana. Al Qaida che appartiene a questa corrente, moltiplica gli attentati contro i responsabili politici, polizieschi, militari, contro gli edifici pubblici, le caserme, le prigioni, i tribunali e preconizza un trattamento particolare per i miscredenti e i loro compagni. Condivide questo modus operandi con altri gruppi di fondamentalisti attivi in Asia e Africa.
    I Fratelli Musulmani, con la nomea di "organizzazione segreta" [4], attengono ugualmente al salafismo jihadista [5] e anche essi progettano la creazione del Daoula Islamiya (Califfato), investendo simultaneamente nel sociale e spargendo il terrore. la loro strategia consiste nel livellare la società dal basso con la paura e nel creare dei "rifugi" all'estero [6]. Quando, nel periodo 2001-2012, i salafiti violenti erano oggettivamente alleati dei Fratelli Musulmani, la confraternita islamica mirava ad unire attorno a sé tutti i musulmani d'Europa (20 milioni), e a diventare un attore politico e socioeconomico inarrestabile nello scacchiere europeo, ma questo ora non è più vero perché, in seguito alle "primavere arabe", i salafiti oggi attaccano la confraternita.
  3. il salafismo pietista o quietista raggruppa l'insieme delle confraternite sufi che, per la maggior parte, si dichiarano apolitiche e umaniste e mistiche. Tuttavia diverse sono divenute il vivaio del salafismo violento e alcune sono riuscite a formare degli stati: Safaouis in Iran e Al Saoud in Arabia Saudita. Un altro esempio, Boko haram, nome dato dai pastori protestanti alla confraternita tidjana del nord della Nigeria [7]. I genitori musulmani di questa confraternita non volevano che i loro figli ricevessero un insegnamento laico, spogliato dai precetti religiosi islamici e che spesso erano soggetti a delle conversioni forzate. Questa attitudine ha spinto questa confraternita sufi verso il terrorismo.
Alla luce di questa presentazione delle diverse correnti salafite, esaminiamo ora le origini di Al Qaida e del Daesh.

Emblema dei Fratelli Musulmani


Le cause della nascita di Al Qaida e del Daesh

Per tutti i giovani moujaeddin che si erano uniti ad Al Qaida in Afghanistan nel 1979, l'Occidente definito "miscredente" non mantenne le sue promesse dopo la guerra contro i sovietici (1979-1989), tradendo la loro fiducia e rendendo difficile la prosecuzione dei loro progetti. Il termine Al Qaida ha per origine l'espressione "base di dati" ed è stato inventato dagli americani che avevano lo scopo di riunire tutti i candidati  moujaeddin aspiranti a combattere i sovietici in Afghanistan in un solo file, senza considerare pienamente le aspirazioni profonde dei loro alleati temporanei. Successivamente all'abbandono degli americani e più in generale degli occidentali "miscredenti", fatto percepito come un tradimento, Bin Laden si rivolse contro i suoi vecchi "alleati" in cerca di vendetta [8].

In origine, Al Qaida non aveva il progetto della creazione di un Califfato, la sua idea era quella del Dar al Islam contro Dar al Harb (la Casa della pace contro la Casa della Guerra), da cui si moltiplicarono gli attentati a partire dagli anni '90. L'odio contro gli americani, i vecchi "padrini", si espresse negli attentati del 11 settembre 2001. L'attacco era prevedibile, ma il bersaglio sfortunatamente era difficilmente identificabile. La folgorante risposta militare in Afghanistan ha paradossalmente accentuato la radicalizzazione di un crescente numero di individui e la dispersione (un esodo selvaggio) di migliaia di giovani jihadisti nel mondo.

Bandiera di Al Qaeda in Irak


Effettivamente, dopo la reazione dell'America e dei suoi alleati, la lotta al terrorismo si è sviluppata e numerosi salafiti jihadisti sono stati imprigionati nei loro paesi d'origine. Ma migliaia si sono rifugiati in Europa e America del Nord per sfuggire alla giustizia dei loro paesi e alla caccia da parte dei servizi di sicurezza. Essi hanno costituito delle cellule dormienti nelle città occidentali , la cui funzione era d'aiutare i loro fratelli qualora volessero trovare rifugio o commettere degli attentati.

Inoltre la fine della guerra civile in Algeria nel 2001 ha sviluppato un'altra cancrena che si è metastatizzata nelle grandi metropoli europee. In effetti i paesi europei, prigionieri della lettera e non dello spirito della loto cultura dei diritti dell'uomo, stanno accogliendo a braccia aperte numerosi islamici radicali.

Poi, nel 2004, Bin Laden annunciò la creazione del Fronte Internazionale contro i Crociati, gli ebrei e i loro vassalli. La sua vendetta e i suoi slogan utilizzati trovano la loro giustificazione in testi religiosi falsificati e sfigurati.

Da parte loro, i servizi segreti pakistani (ISI), entrarono in gioco per strumentalizzare i pashtun afghani per mezzo dei talibani, alleati di Al Qaida, allo scopo di prendere indirettamente il potere a Kabul e di rinforzare la loro posizione geostrategica di fronte al loro nemico storico, l'India.

Vessillo del Daesh


Daesh, l'altro "mostro" oggetto della nostra analisi è nato nel 2003 a seguito dell'invasione americana dell'Irak, la quale ha decapitato il regime laico irakeno a causa delle decisioni insensate di Paul Brenner, il governatore designato da Washington. Quest'ultimo ha scartato sistematicamente i sunniti a vantaggio degli sciti filoiraniani e il partito Bas ha visto i suoi quadri civili e militari imprigionati insieme agli "afghani" cioè gli arabi ritornati dall'Afghanistan. Privati di ogni potere, i baasisti hanno allora stretto un patto di sangue con gli "afghani" arabi contro gli americani e gli iraniani.



La confraternita Naqshabandi che afferma l'appartenenza all'Islam pietista, influente in tutto il Medio Oriente e nell'Asia Minore, costituisce la terza componente del Daesh. Questa confraternita sufi gioca un ruolo di serbatoio umano e di aiuto finanziario per l'organizzazione "Stato Islamico".

In parallelo i progetti sortiti dalle "primavere arabe" sono falliti perché non hanno saputo tradurre le aspirazioni dei popoli. Questo vuoto politico e sociale ha contribuito a rinforzare l'organizzazione takfira e barbara che rivendica la jihad Al Tamkine (combattere per il possesso) e la creazione del califfato sul modello di di 14 secoli fa.

La sconfitta militare del Daesh annunciata dagli occidentali avrà per il movimento tafkiro le stesse conseguenze conosciute da Al Qaida dopo l'intervento in Afghanistan? Numerosi "esperti" del violento Islam politico non la pensano così, perché a differnza dell'organizzazione "Stato islamico" che dispone già di wilaia in Libia, in Algeria, nel Sahel e di affiliati in Nigeria, l'organizzazione di Osama Bin laden, non aveva anticipato la risposta occidentale. Daesh dispone dunque di una capacità di resilienza ben superiore che dovrebbe permettergli di proseguire la battaglia.

Noi dobbiamo considerare il radicalizzato come un uomo responsabile, manipolatore, astuto e dissimulatore. Egli si considera mondato dai suoi peccati grazie al suo impegno religioso perché ha scelto un'altra vita, più pacificata, più confortevole e felice. Non prova alcun senso di colpa perchè vieve nel mito idilliaco dell'Islam delle origini e si proietta nell'al di là. Il martirio e il sacrificio nella sua dottrina non significano la morte o la fine della vita, ma un'altra vita nell'al di là con ricompense multiple (sura Al Imraan). Non dimentichiamo che il Corano e gli hadit attengono molto alla psicologia in termini di codici e simboli che solo un conoscitore dei testi, della storia e delle tecniche di dissimulazione può comprendere. Approffondire questo approccio permetterebbe di identificare gli elementi scatenanti la radicalizzazione e i criteri del passaggio all'azione.

Il salafismo costituisce in Europa la minoranza di una minoranza. Ma la sua forza risiede nell'attivismo delle sue reti (opera della tessitura), nella ricchezza dei suoi mentori, nei suoi discorsi attraenti ed elettrizzanti e nella disorganizzazione degli uomini politici europei, che cercano disperatamente di trovare delle soluzioni e che penano a comprendere la mentalità di un nemico unico e incomprensibile.

Tuttavia esiste una speranza vera di via d'uscita richiamando le tre occasioni storiche essenziali [9] che mostrano che un Islam aperto esiste e può di nuovo svegliarsi. Questo risveglio verrà dalla periferia dell'Islam e non dal mondo arabo, verrà probabilmente dai musulmani viventi in Europa (20 milioni), a causa delle minacce che pendono su di essi. La democrazia europea rinvia alla società di Medina perché essa garantisce la fioritura  e la libertà di coscienza di un Islam apolitico, tollerante e conviviale. Ecco il vero salaf.


[1] O Al-Mutazilas. Eruditi isolati o eremiti musulmani che avevano fondato lo mutazilismo nel VIII secolo della nostra era. Si trattava di una scuola teologica che qui promuoveva la necessità di revisionare il Corano su basi scientifiche e filosofiche utilizzando la logica et la ragione.

[2] Gruppo di filosofi esoterici arabi che erano riusciti, nel IX secolo a tradurre cinquantadue epistole filosofiche dal greco in aramaico e poi in arabo.

[3] "i deviati" o "gli eretici", corrente dell'Islam nata fra le popolazioni del Basso Irak, tra Koufa et Bassorah, in seguito alla disputa  tra Ali et Muawiya per il Califfato.

[4] Organizzazione segreta internazionale paramilitare.

[5] Cf. l'emblema dell'Organizzazione Internazionale dei Fratelli Musulmani.

[6] Cf. gli scritti di Hassan Al-Banna e di Sayed Qotb.

[7] Il suo nome significa letteralmente "libri..." (Books diventano Boko) "... sono proibiti (haram in arabo)". Si tratta eidentemente di opere cristiane o occidentali su cui si fondava l'insegnamento nell'epoca coloniale.

[8] Si dimentica che  Bin Laden, che ha partecipato al finanziamento della lotta in Afghanistan con fondi propri, non sarebbe mai stato rimborsato delle somme impiegate (90 milioni di dollari) dai Sauditi o dagli americani, di qui il suo risentimento nei loro riguardi.

[9] I mutaziliti et i Fratelli della Purezza del VII secolo, l'Islam andaluso dal IX al XV secolo e il periodo del XVIII e del XIX secolo.














Takfir: il dovere di capire

Di Abderrahmane Mekkaoui (Marocco)


Traduzione di Red Shaytan



Il termine Takfir fa ormai parte del glossario su cui poggiano molte spiegazioni date al fenomeno della violenza jihadista. Ma senza una vera e propria esegesi delle misture inesatte si installano in modo permanente nelle  menti. Che dire del Takfîr allora? Questo è un termine che significa "scomunica" nell'Islam e può essere applicato sia ad individui, che a gruppi, stati o imprese commerciali. Pertanto, siamo di fronte ad un'arma psicologica formidabile che non si limita a terrorizzare la gente, ma destabilizza anche le nazioni.

È nel suo nome che sono condotti attacchi mortali non solo ad "infedeli" in senso lato (cristiani, ebrei, atei,  omosessuali ...), ma soprattutto a musulmani.



Tuttavia non si deve confondere il Takfîr, che è una forma di combattimento, le cui origini dottrinali sono note, con la Jihad che ha le sue fondamenta, la sua natura e le condizioni. Eppure noi crediamo che i salafiti takfiri e i salafiti jihadisti [1] condividano  visioni comuni per quanto riguarda l'uso della violenza e la diffusione del caos, anche se ognuno di questi soggetti ha i propri obiettivi politici, le proprie procedura e i propri discorsi. Nei conflitti di oggi, a volte sono alleati, spesso nemici  (vedi la rivalità tra al Qaeda e lo "Stato islamico" in Siria), le loro relazioni dipendono dalle circostanze del terreno.

Gettando un anatema sugli altri, li designano come koffars (rinnegati, apostati od eretici), i takfiri salafiti creano una perturbazione mentale tra persone psicologicamente deboli, trasformandole in facili prede per essere indottrinare, reclutate e manipolare o spinte a commettere atti di barbarie in base alla loro tattica del momento.



Le fonti del takfir

Storicamente, il Takfîr è stato utilizzato come strumento di propaganda contro l'ordine stabilito e contro la maggioranza degli stessi musulmani. Il Takfir sostiene l'isolamento dei musulmani puri (loro) dal resto della Ummah. Come tutti i fanatismi, in primo luogo si tratta di eliminare ogni permeabilità tra gruppi, che permette il dialogo tra le persone, portando così alla separazione più netta possibile, creando un "noi" escludente gli "altri", che permette di considerare questi ultimi come non-musulmani e non-umani, che è possibile, e lo si deve fare, eliminare con ogni mezzo possibile.

Dai tempi del Profeta Muhammad, questa deviazione religiosa, in seguito chiamata kharidjismo, fu combattuta durante la creazione del primo governo islamico a Medina nel 624, perché il takfirismo già ordinava la separazione. Allora questa crebbe durante la Grande Discordia (fitna al-Kobra) tra il quarto califfo Ali Ibn Abi Taleb, cugino e figlio del Messaggero dell'Islam e i suoi avversari Umayyad guidati da Ibn Abi Mouaouiya Soufiane, fondatore del primo regno islamico (la dinastia omayyade). Questa lotta di potere che è fu la Grande Discordia diede alla luce una terza minoranza, un attore politico e religioso violento, che raccomandava l'interpretazione letterale dei testi sacri (il Corano e la Sunnah) nel processo che regola la nomina del Comandante dei Credenti (emiro o califfo) scomunicando i due antagonisti principali. Li considerarono  dei koffars e raccomandarono ai musulmani la loro eliminazione praticando una violenza indiscriminata contro di loro.

I kharigiti credevano che il successo della loro fede (l'Islam politico e violento) necessariamente passasse attraverso l'azione violenta. Pertanto, essi gettarono un anatema su tutti i musulmani, in particolare sugli alleati di Ali e dei sostenitori di Mouaouyya, in base alla loro tecnica del dividere, molto semplice ma pericolosa, la cui punta di lancia è la "fedeltà" che è la totale sottomissione a Dio, allo scopo di epurare la Comunità dagli impuri e dagli idolatri. Questo scisma religioso arrivò a creare due clan antagonisti: quelli che credono in Dio e quelli che non ci credono. In altre parole: coloro che sono con noi e quelli che sono i nostri eterni nemici, il disconoscimento è un mezzo che permette loro di ignorare e odiare gli altri, i loro valori e le loro credenze e di confiscare i loro beni, i loro figli e le loro donne (cfr l'atteggiamento del Daesh contro gli  Yezidi dell'Iraq).



Il fenomeno del Takfîr autorizza i propri membri commettere ogni possibile misfatto come massacri, stupri, rapine e altre forme di terrore e odio. Questa strategia trae le sue nozioni di legittimità da Al-Walaa Wal Baraa (sottomissione e negazione) principale elemento di unicità, primo pilastro della fede. L'adesione totale a questo pensiero massimalista ed estremista è dietro parecchi omicidi in nome dell'Islam. Questi due segmenti della unicità (Tawhid al) sono le due molle del Hakimiya, un concetto che significa che il potere appartiene solo a Dio, essendo l'essere umano ridotto ad un amministratore (Califfo), perché non è né perfetto né completo (Allah è il re dell'universo).

Questo radicalismo armato ebbe l'effetto opposto di quello previsto e contribuì alla riconciliazione dei principali avversari e alla mobilitazione contro il pericolo dei kharigiti, che minacciva i pilastri dell'Islam e non solo il potere politico. Questa guerra civile tra nemici fraterni spinse i pensatori musulmani di entrambi i clan a prendere in considerazione una strategia efficace e intelligente per decostruire il discorso takfirista con le idee e il dibattito, dimostrando l'illusorietà delle idee religiose kharidjite. Questa lotta intellettuale sulla base dei testi religiosi facilitò l'eliminazione dei promotori del kharidjismo, che poi con la spada vennero decimati nel deserto.



Le risposte dall'Islam al Takfîr

Prima della fitna, il Corano condannò i takfiri, il takfir e i suoi abusi. Essi sono indicati come "perversi" (Al-Moufsidoune). Il testo sacro ordina ai musulmani di combattere ferocemente e con fermezza i takfiri, di massacrarli, di crocifiggerli e di tagliare loro mani e piedi. Tuttavia, il Corano non è mai arrivato a scomunicare gli ultra-radicali, assimilati  agli  Al-Moufsidoune. Noi crediamo che gli studiosi musulmani devono ora ripensare e rivedere i nostri testi sacri, evidenziando le sure che sostengono i diritti umani, l'umanesimo, l'amore e la tolleranza, nella convinzione di tagliare l'erba sotto i piedi dei "perversi". Questa storia si basa fondamentalmente sulle sure che mostrano la posizione dell'Islam nei confronti degli estremisti e la strategia da sviluppare contro questa deviazione dallo spirito e dalla lettera del Corano. Queste includono, in ordine, le sure che descrivono con precisione i "perversi", i terroristi che diffondono il disordine e il caos ovunque si trovino e il modo in cui noi li possiamo distruggere:
  • Sura Al-Baqara (la mucca)  
  • Sura Al-Maidah (la tavola) 
  • Sura Al-Aaraf (Dogana)
  • Sura Al-Raad (il tuono) 
  • Sura Al-Nour (la luce) 
  • Sura Al-Naml (le formiche)
  •  Sura Shoaraâ (i poeti) 
  • Sura Qassas (la legge del taglione)
  • Sura al-Anfal: tutte denunciano il deviazionismo, i suoi pericoli e le sue mostruosità.

Analizzando le spiegazioni testuali, notiamo che tutte le sure dichiarano i Al-Moufsidoune come fuori legge o fuori dalla sharia perché questi "perversi" rimescolano i pilastri dell'Islam (Al-Iman) e i fondamenti  dell'Islam (Al-Arkanes). La fede nell'Islam è costituita da sei elementi di base inseparabili: l'unicità di Dio e il riconoscimento degli Angeli, il riconoscimento dei Libri Sacri, il riconoscimento degli Inviati da Dio, il riconoscimento del Giudizio Finale e il riconoscimento  dell'inevitabilità del bene e del male.

Affinché un musulmano, in possesso di tutte le sue facoltà mentali e fisiche, possa essere scomunicato, deve negare a titolo definitivo i sei pilastri della fede. Questo atto è difficile e codificato nella Sharia. Un kafir deve dichiarare pubblicamente e liberamente il suo mancato riconoscimento dei sei pilastri della fede. Non riconoscere alcuni dei pilastri della fede credenza o fraintenderli, non è abbastanza da causare legalmente una scomunica.

Eppure i gruppi takfiri deliberatamente ignorano il Canone, decontestualizzano i testi o falsificano i sei elementi della fede usando uno slogan kharidjite che dice:"l'azione è all'interno della fede", vale a dire, l'uso della violenza contro tutti è perfettamente legittimo. Le loro argomentazioni sono perfettamente definiti dai loro ideologi attuali: Abu Bakr Naji, Abu Mossab Sourry, Al-Mohamed Al-Makdessi, Abu Kotada e Mohamed Al-Adnani.

Dobbiamo ricordare che il profeta Maometto si era scontrato durante l'episodio di Medina con questi "perversi" tra i musulmani. Aveva chiesto alle sue truppe di sterminarli senza pietà, senza considerarli apostati o eretici. La storia dell'Islam conobbe, a intervalli regolari, l'emergere di questi gruppi di fanatici che l'Ummah rifiuta con determinazione, non con la spada, ma con le idee e dibattito aperto come proposto dalla sure di cui sopra. Il moderno takfirismo riemerse nel 1958 nelle carceri egiziane al Cairo, dovei la Fratellanza Musulmana ha dato alla luce sotto la pressione della tortura e della repressione, mostri ideologici violenti e sanguinari, che sono Al-Takfir Wal Hijira (scomunica e immigrazione) e il gruppo al-Jihad. Queste due entità sono la fonte di Al Qaeda il cui triste risultato è noto. Il Daesh che pratica il Takfîr nella sua espressione più ampia, nascerà nel 2006.

Così la corruzione e l'estremismo sono state combattuti in ogni momento durante i diversi periodi storici attraversati dall'Islam. Il duello teologico ha sempre risieduto nel dibattito tra coloro che portano le idee autentiche e compatibili con il testo sacro e coloro che sostengono gli slogan perversi.

Dopo questa prova di comprensione delle radici del male, invitiamo tutte le parti interessate a capire meglio la cultura del Takfîr al fine di trarre lezioni pratiche per l'azione. E' difficile contestare la necessità di opporsi militarmente ai takfiri in qualsiasi luogo in cui essi sono all'ordine del giorno. Si deve, tuttavia, come dimostrano i testi coranici fin dal tempo del Profeta, opporsi alle loro argomentazioni sulla base dei sei pilastri della fede che sono molto forti. L'Islam è alla ricerca di se stesso e della propria identità. Noi pensiamo che ci sia bisogno di aiutare a soffocare la ferocia al fine di riformare se stessi e di esprimere al meglio l'amore per l'essere umano, questa creazione divina.

[1] Cf. Professor Abderrahmane Mekkaoui, «Médine ou le vivre-ensemble», Tribune libre n° 65, juin 2016 (http://www.cf2r.org/fr/tribunes-libres/medine-ou-le-vivre-ensemble.php tradotto in italiano qui su questo blog

domenica 6 dicembre 2015

Il concetto di Califfato

In questi mesi si fa un gran parlare del "Califfato" associandolo allo pseudostato instaurato al confine fra i martoriati Siria e Iraq, dai  jihadisti creati e sostenuti dagli anglosionisti, dai loro lacchè della Penisola Arabica e dalla Turchia.

Non tratteremo in questa sede delle ragioni strategiche e geopolitiche alla base della creazione del DAESH.
Tratteremo brevemente invece del concetto di "Califfato" in ambito islamico. Non perché abbiamo alcuna menoma simpatia per una qualsiasi religione, ma in quanto è necessario ristabilire dal punto di vista scientifico, il significato di concetti culturali distorti dalla propaganda mediatica.

I punti da tenere presenti sono:


  • Cosa si intende per "Califfato"? Si intende il più alto simbolo nella vita pubblica della dottrina dell'Islam in quanto potere dominante nel mondo materiale. Come concetto si avvicina molto, mutatis mutandis, al concetto in ambito cristiano del Sacro Romano Impero.
  • Dove deve essere instaurato? In origine avrebbe dovuto essere instaurato nell'Haramain (il territorio santo di Medina e della Mecca, vale a dire nell'Heijaz che grosso modo si può far coincidere con la parte occidentale della Penisola Arabica); in seguito fu esteso al Dar al islam (Terra dei credenti) cioè i territori conquistati dai musulmani.
    Dunque vi è un legame inscindibile tra 
    Khilafat
    Haramain (tra Califfato e luoghi sacri da non confondere con la Terra Santa che coincide con quella dei cristiani e degli ebrei).
    Compito del califfo pertanto, oltre all'amministrazione della vita pubblica secondo la 
    Shariah, è il controllo dell'Heijaz in generale e in particolare dell'Haramain e la capacità di mantenere sempre possibile l'esercizio dell'Haji (il pellegrinaggio santo alla Mecca).
    Quindi nessuno che non abbia questo potere può svolgere il ruolo di califfo.
Quindi, per quanto detto precedente bisogna smetterla di chiamare l'entità territoriale di questi immondi terroristi, Califfato.
E' storicamente e culturalmente sbagliato ed è oltremodo offensivo.
Come se noi abitanti dell'Italia, non fossimo più chiamati italiani, ma mafiosi.




giovedì 3 settembre 2015

Un "caldo" autunno in Siria?

di Red Shaytan


MIG 31 RUSSI

Da qualche giorno circolano in rete voci su un possibile coinvolgimento di forze militari russe in Siria, ufficialmente per contrastare l'ISIS, in realtà la presenza di una consistente forza militare russa cambia totalmente le carte in tavola in quello scacchiere ed è una formidabile stampella per mantenere in sella il legittimo governo siriano di Assad.
Nel link qui sotto potete leggere la traduzione di un articolo comparso su zerohedge. 
Le notizie riportate sono da prendere con le molle, infatti stranamente nessun media occidentale ha ancora starnazzato a proposito di un'invasione della Siria da parte di Putin.

LINK AL PDF DELL'ARTICOLO DI ZEROHEDGE