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domenica 7 agosto 2016

Il divieto di interesse nell'Islam

DOMANDE E RISPOSTE 


Di Imran Hossein


Traduzione di Red Shaytan

dal libro "The prohibition of the riba in the Quran and Sunnah" di Imran Hossein
scaricabile qui.

Surah Al Baqarah Versi 275-281, dove viene proibita l'usura


DOMANDA: E' permesso a un musulmano mettere il suo denaro in un conto di risparmio o in un deposito a tasso fisso in una banca?

RISPOSTA: No! Questo potrebbe portare a un aumento che potrebbe rappresentare un interesse o riba. E Allah, l'Altissimo e il Profeta hanno proibito ai musulmani l'utilizzo del riba.

DOMANDA: E' proibito a un musulmano pagare un interesse (riba)?

RISPOSTA: Sì! Si tratti di interessi su un prestito per comprare una casa, un auto, per pagare gli studi, o di interessi su una carta di credito, ai musulmani è proibito pagare interessi. Il Profeta ha sanzionato tutti e quattro e ha detto che sono ugualmente colpevoli, chi ha accettato il riba, chi ha pagato il riba, chi ha registrato la transazione e i due testimoni. Egli ha detto che tutti sono colpevoli in misura eguale.

DOMANDA: Se un musulmano ha già contratto un riba per l'acquisto di una casa, cosa può fare per obbedire ad Allah l'Altissimo e al Suo Profeta?

RISPOSTA: Egli può vendere la casa ed estinguere il debito con la banca. Egli quindi può vivere in una proprietà affittata fino a quando possa affrontare l'acquisto di una casa con contanti. Se le case sono care e non può affrontarne l'acquisto, può seguire la Sunnah e accontentarsi di vivere in una casa più piccola o in un appartamento che può essere costruito o acquistato senza avere debiti.
O può attivarsi per attrarre un numero sufficiente di investitori che potrebbero mettere il denaro con cui pagare la banca. Se il valore di mercato della casa fosse di 100.000 $, gli investitori che saldano la banca avrebbero il 50% di proprietà della casa e a lui resterebbe l'altro 50%. Egli potrebbe quindi affittare la casa dalla società che ora possiede la casa). Se egli affitta per 1.000 $ al mese, gli ritornerebbero 500 $ al mese come quota di ritorno dell'investimento. Egli poi potrebbe stipulare un secondo contratto per acquistare dagli investitori la metà della proprietà secondo un piano di pagamenti scaglionati e concordati che risultino agevoli per le parti. Ogni anno, comunque, ci sarebbe una nuova valutazione del valore della proprietà. Quando egli avrà acquistato l'intera metà dei suoi soci, sarà il solo proprietario della casa.

DOMANDA: Può un musulmano investire nel mercato azionario?

RISPOSTA: Prima di tutto cos'è una quota azionaria? Una quota azionaria è una parte di una società. se tu compri una quota azionaria di una società, diventi proprietario di una parte della società. Ora tu hai titolo per condividere sia i profitti che le perdite della società. Gli investitori guadagnano pagamenti dai dividendi dalle loro azioni. Essi possono realizzare un profitto vendendo le loro azioni a un prezzo maggiore di quando le avevano acquistate.

Il mercato azionario nel libero mercato è una valida e legittima istituzione economica, ma il libero mercato nel mondo di oggi non esiste più da lungo tempo. il mercato azionario nell'economia capitalista è permeato dal riba; infatti è un cortile di giocatori d'azzardo e di ladri. La speculazione è la forza dominante nel mercato azionario d'oggigiorno. E le transazioni speculative rappresentano riba. Cos'è una transazione speculativa? E' una transazione in cui uno compra prevedendo la probabile salita dei prezzi. Se accade questo, egli vende realizzando un profitto. Ci possono essere transazioni in cui uno vende prevedendo la discesa dei prezzi. Quando i prezzi discendono, uno ricompra quello che aveva venduto e così realizza un profitto. Le transazioni speculative non sono diverse dal gioco d'azzardo. Un musulmano deve piuttosto investire nella propria impresa, o in mancanza di questa, deve investire in affari halal posseduti o gestiti da un singolo o da un gruppo di persone che sino oneste e che abbiano fiuto per gli affari. 
Il mercato azionario di oggi opera in base all'accesso all'informazione. Chiunque ottenga per primo delle informazioni può sfruttare tale conoscenza e fare soldi. Così una delle chiavi per dei guadagni cospicui nel mercato azionario, è l'accesso tempestivo alle informazioni. L'accesso alle informazioni è comunemente ottenuto ottenuto grazie al raggiro e alla mafia. Così questo diventa spionaggio. Le informazioni confidenziali da fonti governative talvolta sono ottenute tramite quid pro quo per contributi a campagne politiche fatti durante le elezioni. Quegli investitori onesti che non hanno accesso alle informazioni confidenziali e alle informazioni riservate non hanno alcuna possibilità di successo nel mercato azionario che così può operare nell'inganno e per di più nel riba!

DOMANDA: Un musulmano può usare una carta di credito?

RISPOSTA: Una carta di credito è una carta che permette al suo possessore di disporre di un certo ammontare per un periodo di tempo (generalmente un mese). Se questo debito viene ripagato nel periodo di tempo stabilito, il debito potrebbe essere senza interessi. Se, d'altro canto, il debito non viene ripagato nel tempo prestabilito, interessi (riba) sono caricati sul debito. Ad un musulmano è proibito pagare interessi  e così per un musulmano che paghi tutti i debiti della sua carta di credito a tempo che non debba mai pagare interessi, si può arguire che egli non abbia violato la legge usando la carta di credito. Comunque bisogna considerare il fatto seguente:il contratto con cui uno acquista una carta di credito è un contratto che prevede provvigioni per il riba. Un accordo del genere è haram per un musulmano. In questo modo stipulando questo contratto se ne stipula uno che comprende il riba.
un musulmano può accettare del credito a condizione che se non restituirà alla scadenza prevista, il musulmano sia obbligato a bere un bicchiere di whisky? No! Un musulmano può accettare del credito a condizione che se non restituisce alla scadenza prevista, il creditore avrà il diritto di dormire con sua moglie? No! Bene, quindi come può un musulmano accettare credito che se non può restituirlo alla scadenza prevista, sia costretto a pagare il riba?
Secondo, qualsiasi cosa conduca all'haram è haram di per sé stessa. Per una persona che possa dimostrare responsabilità finanziaria nell'estinguere tutti i debiti della carta di credito alla scadenza, ce ne saranno 99 che non lo faranno e che ricadranno direttamente nel pagare il riba. Per accettare una possibilità del genere si dovrebbe adottare il principio di vita di "ogni uomo pensi a sé e gli altri vadano al diavolo!". Ad un musulmano è proibito vivere una vita del genere.

DOMANDA
RISPOSTA:

DOMANDA: Un musulmano può aprire un conto corrente in banca?

RISPOSTA: Nella mia opinione, sì! I conti correnti normalmente non fruttano interessi. E' possibile, del resto, esserne sicuri con una banca. Non si può, comunque, mantenere un deposito mensile medio su un conto corrente più grande dell'importo necessario per azzerare ogni prelievo che possa essere fatto nel mese. Ci sono 2 ragioni per questo: la prima, la banca può prestare il vostro denaro con interessi e così tu daresti il tuo contributo (che potresti evitare) al mantenimento del sistema del riba bancario; la seconda, il denaro cartaceo rappresenta riba e collasserà in un giorno secondo la profezia del Profeta. I musulmani dovranno fare ogni passo possibile per proteggersi da questo crash. Un modo per farlo è quello di conservare la minima quantità possibile di valuta in danaro cartaceo. Spero che sarà possibile un giorno usare oro e argento coniati. Quando questo sarà fatto, la valuta sarà immagazzinata in dinari e dirham. Quando avverrà il crash, i risparmiatori in dinari e dirham non subiranno perdite!

DOMANDA: Un musulmano può disfarsi del denaro proveniente dal riba, dandolo in carità?

RISPOSTA: No! Quello che è haram per un musulmano è anche haram per suo fratello

DOMANDA:  Si può dare il danaro del riba quando la donazione viene fatta per il masjid?

RISPOSTA: No! Neanche gli arabi pagani che adoravano gli idoli avrebbero accettato il danaro del riba per il masjid al-haram (quando fu ricostruita la ka'ba prima della chiamata dell'Islam).

DOMANDA: Allora, se il danaro del riba non può essere usato per alcun beneficio personale e  non può essere dato in carità, cosa dobbiamo farne?

RISPOSTA: Qui c'è la mia risposta a una lettera sull'argomento che ricevetti da una sorella musulmana che aveva fatto un investimento prima di entrare nell'Islam e che aveva qualche guadagno da esso. Voleva sapere se il danaro che ella aveva fatto fosse riba e nel caso, cosa dovesse farne:

Cara sorella...

Grazie per la vostra lettera. Il mio cuore è riscaldato quando trovo timore di Allah come è rivelato nella vostra lettera. Sono anche felice che il libretto sull'Importanza della Proibizione del Riba nell'Islam" possa aver provocato un positivo sviluppo nella vostra vita, Alhamdu lillah!
Il vostro investimento è tale che, mentre l'ammontare del profitto può fluttuare, non vi è un corrispondente rischio di perdite. Una transazione del genere non è ba'i (affari o commercio). E' proprio riba! Voi siete coinvolta in un peccato molto grave e dovete immediatamente fare i passi necessari per venirne fuori. Se voi avete commesso il peccato in uno stato di ignoranza e avete immediatamente fatto i passi necessari per correggervi non appena ne siete venuta a conoscenza, avete adempiuto a uno dei requisiti per il perdono di Allah, vale a dire tauba.
Come disporre del danaro del riba che è stato accumulato tramite l'investimento? Per prima cosa, non può essere usato per il vostro vantaggio personale. Per seconda cosa, non può essere dato agli altri come carità poiché quello che haram per voi (riba), è haram per tutta l'umanità.
Forse la sola possibilità che si apre per voi (i.e. di disporre del danaro del riba), che aumenta la possibilità di essere perdonata da Allah, è la seguente:
I nemici di Allah stanno conducendo una guerra contro tutta l'umanità in generale e in particolare contro i musulmani, con il riba. In questo stato di guerra che ora esiste nella vita economica dell'umanità a causa del riba, si può, forse, è permesso usare il danaro del riba per combattere il riba!
Se accettate la nostra opinione, potete usare quel danaro del riba che è stato accumulato dal vostro investimento, per stampare libri sul riba da diffondere gratis. Quando la gente leggerà questi libri e farà sforzi per liberarsi dal gran peccato del riba, è possibile che Allah perdoni il vostro gran peccato dell'esservi immischiata con il riba. 
Allah sa cosa è giusto!
Questa è la mia opinione. E' anche l'opinione del mio fratello Shaikh, Imam Alfahim Jobe che ho consultato. Potremo aver ragione, potremo aver torto, solo Allah conosce tutto.
Rimango vostro fratello nell'Islam
I. N. H.

DOMANDA: Un musulmano può partecipare a uno schema piramidale di marketing; ad esempio, tu commerci un bene per una società  e guadagni una commissione per ogni cliente che recluti? O il tuo masjid prende una commissione quando tu recluti un cliente?

RISPOSTA: Se il cliente è scelto sulla base dell'amicizia o a causa del suo senso di lealtà verso il suo masjid o Centro islamico, la decisione dell'affare del cliente concernente l'acquisto di un particolare bene (come la sottoscrizione al telefono con una società lontana) sarà fatta sulla base di considerazioni che non attengono per nulla al libero mercato.
Un bene dovrebbe competere sul mercato in una competizione leale e libera. Uno sfruttamento dei legami dell'amicizia o dell'amore per la religione di una persona come strategia di marketing, rappresenta una corruzione del leale e libero mercato. Questa strategia di marketing rappresenta così una forma di riba.
DOMANDA: Il Profeta ha profetizzato il collasso del sistema monetario internazionale basato sulla carta, plastica ed elettronica. Noi oggi siamo avviluppati dal danaro cartaceo. Cosa possiamo fare?

RISPOSTA: La soluzione reale sarà possibile solo quando il movimento islamico avrà preso il controllo di un territorio. Il governo islamico potrebbe intraprendere passi che porterebbero all'eliminazione del danaro cartaceo. Il governo islamico potrebbe introdurre una legislazione che darebbe corso legale ai dinari d'oro e ai dirham d'argento. Il governo islamico potrebbe istituire zecche che conierebbero monete d'oro e d'argento per la popolazione. Quando i dinari d'oro e i dirham d'argento avranno lo status di valuta legale, il risultato sarà che il lavoro non sarà più retribuito con moneta artificiale ma con moneta reale.
I beni, le proprietà, le proprietà immobiliari  e i servizi ora testimonieranno per i venditori che chiedono moneta reale per queste vendite.
L'introduzione dei dinari d'oro e dei dirham d'argento come valuta legale, risulterà in una continua caduta del valore del danaro cartaceo. Tanto più diminuirà e tanto più velocemente lo farà, più crescerà la percezione della gente della superiorità della moneta reale su quella artificiale. Probabilmente il danaro cartaceo collasserà da solo. Quando accadrà, la perdita più grande non sarà sostenuta dalle masse povere, ma dall'élite predatrice.
Fino a quell'epoca quando il danaro reale sarà reintrodotto come valuta legale, i musulmani dovranno proteggere i loro risparmi, convertendoli in monete di oro e argento invece che in danaro cartaceo.


sabato 6 agosto 2016

Medina o il vivere insieme

Di Abderrahmane Mekkaoui (Marocco)



Traduzione di Red Shaytan

In seguito agli attentati che hanno colpito come frustate la Francia e il Belgio, è essenziale esaminare le ragioni che conducono individui "normai" a finire nella barbarie e nella crudeltà. In effetti ogni violenza si nutre di un'ideologia. Cos, Abu Bakr Naji, ideologo del Daesh, di Al Qaida e consimili, ha scritto nel suo libro "La gestione della barbarie" 2004): "La jihad non è l'Islam, ma uno strumento utile all'Islam".

Subito sorge una prima difficoltà: nella crisi attuale, alcuni analisti utilizzano concetti inadatti, sviluppando visioni parcellizzate, frammentarie e contraddittorie dell'Islam. Gli specialisti "francesi" di questa materia non dialogano tra di loro o lo fanno poco, a differenza di quello che accade negli USA, in Inghilterra e in Germania, e i loro resoconti sono diventati perfino conflittuali generando sospetto e ripulsa.

L'interpretazione e la comprensione dei testi sacri esigono una grande padronanza della lingua araba classica e la conoscenza del preciso contesto nel quale è avvenuta la Rivelazione, e anche della codificazione del Corano, vale a dire la riunione in un solo testo delle sure sparpagliate. Ora queste sono competenze a disposizione di pochi esperti. Solo questa padronanza e questa conoscenza permettono di mettere in ordine le cose e di indicare le reali cause dello scivolamento dei giovani verso l'estremismo religioso e il ricorso alla violenza in questi ultimi decenni.



L'insieme degli atteggiamenti e delle prese di posizione sul soggetto del trattare di questo fenomeno del "terrorismo islamico" è approssimativo. Esso sottolinea le conseguenze e non le cause del fondamentalismo, che sono generalmente relegate in secondo piano. Constatazioni parcellizzate e frammentarie impediscono ogni visione ai cittadini, alla società e allo Stato. Da parte loro, gli stessi giovani radicalizzati non comprendono l'arabo letterario né gli scritti religiosi; questo li predispone a diventare facile preda dei mercanti della morte.

Ora, come succede per tutte le dottrine che mescolano spiritualità e potere politico, la storia dell'Islam è stata intessuta da movimenti politici dogmatici, violenti e fondamentalisti che hanno giustificato il loro intervento nella società con la decontestualizzazione dei testi sacri a fini politici e con il ricorso a un discorso semplice e semplificatorio presto assimilato da questi giovani.

Profezia e redazione del Corano: la creazione del primo regno musulmano

Tornando alle origini, tre giorni dopo la morte del Profeta Maometto, il primo califfo Abu Bakr Assidiq (padre di Aisha, la sposa più giovane del Profeta), scatenò una guerra contro delle tribù giudicate eretiche in quanto avevano rinunciato all'Islam e proclamato dei loro profeti (guerra dell'apostasia: Harb Arrida). Il suo motto era il seguente: "Colui che adorava Maometto, Maometto è morto; e colui che adorava Allah, Allah è vivo ed eterno". Poi il secondo califfo, Omar Ibn Al Khattab, "diplomatico"  e soldato, si lanciò alla conquista della Palestina, della Siria e dell'Egitto dopo aver pacificato al penisola arabica.

Questi due califfi "ben guidati", successori del Profeta Maometto, si consacrarono all'edificazione dello Stato musulmano chiamato Dar Al Islam e non del califfato, nozione territoriale e politica, senza preoccuparsi di sviluppare un proselitismo religioso che in seguito diventerà la dottrina politica e ideologica dell' Umma, la comunità musulmana, e la punta di lancia della guerra santa, la jihad, eterna guerra contro tutti al fine della sottomissione dell'intera umanità, benché quest'ultima nel Corano sia limitata alla stretta legittima difesa.

Questi due primi califfi facevano differenza fra la profezia e la redazione del Corano. Sotto il loro "regno" non esisteva alcun progetto di fissare la Rivelazione, parola di Dio, in un testo scritto dalla mano dell'uomo. Il versetto n° 9 Al Hijir afferma che la parola di Allah (Adhikr il Corano) è protetta da quest'ultimo e la sura n° 2 Al Baqarah insiste sulla libertà di coscienza degli individui. Il Profeta Maometto infatti amava ripetere la sura n° 119 sulla coesistenza pacifica con le altri fedi: "Voi avete la vostra religione e io ho la mia".

Il terzo califfo, Ottmane Ibn Affane, "ben guidato", grande commerciante e astronomo della tribù maggioritaria dei Banou Oummeya, diverse da  questa linea. Decise di riunire i testi sacri dispersi tra la Mecca e Medina e di bruciare tutti gli altri manoscritti giudicati non autentici, vale a dire non conformi ai suoi occhi secondo i propri criteri che mescolavano spiritualità e politica. Affidò principalmente la redazione del Corano a due compagni del Profeta, due fratellastri generati dalla stessa madre, appartenenti alla nobiltà korassita, considerati dagli storici come gli strateghi dell'Islam politico. Il primo non è altri che Muawiya Ibn Abi Soufiane, il fondatore della dinasta degli Ommeyad; il secondo è Amrou Ibn Al-Ass, creatore del primo servizio di informazioni di questo nuovo stato, chiamato Diwan Alkofats (Ufficio dei sorveglianti delle piste).



Diversi mutaziliti [1], promuovendo la necessità di interpretare il Corano su basi filosofiche e scientifiche, rimproverarono al triumvirato Ottmane-Muawiya-Amrou, di aver redatto il testo sacro senza prendere in considerazione la classificazione logica delle sure secondo il loro reale contesto, e senza mettere in rilievo le sure da abrogare  e quelle abrogate. i mutaziliti come i Fratelli della Purezza [2] non hanno mai messo in dubbio la Rivelazione di Maometto, né la sua persona. Grazie al loro lavoro nella clandestinità, che comparirà in pubblico in Andalusia (IX secolo), hanno realizzato un grande apporto al patrimonio spirituale dell'umanità. Ma questa discordia  tra musulmani all'alba dell'Islam condusse alla "Grande Discordia" (Al Fitna Al kobra), una guerra civile fratricida di cinque anni che oppose tre clan principali:
  • gli alleati di Alì, il genero del Profeta, della tribù dei Banou Hachem
  • i partigiani di Muawiya, capo delle fila dei banou Oumeyya
  • i khariditi [3] che condannavano le altre 2 scuole richiamandosi ai fondamenti dell'Islam
La vittoria militare dei Banou Oummeyya permise la creazione del primo regno musulmano nel 661 (dinastia ommeyade), ma fu anche all'origine dell'emergere dello sciismo  e del violento salafismo. Lo sciismo, che significa clan o partito, divenne in quell'occasione, per forza di cose, l'opposizione politica a questo nuovo regno sunnita. I partigiani di Ali Ibn Abi Taleb, genero e cugino del Profeta, in effetti si raggrupparono in un'altra scuola di pensieroche subito fu considerata ribelle dalla maggioranza dei sunniti.

A partire da questa data, assistiamo all'esclusione dei khariditi e dei Banou Hachem (famiglia del Profeta) dal potere. Gli hashemiti si rifugiarono alla periferia dell'Islam. Essi formarono più tardi degli stati, in Marocco, dinastia idrisside, e in Iran. Quanto ai khariditi, si divisero in diverse fazioni di cui gli idrissidi andarono nel Maghreb e gli ibaditi nell'Oman.

Essendo ancora in vita Maometto, uno dei compagni del Profeta gli domandò cosa pensasse del progetto dei Banou Oummeyya che cercavano di creare un "regno". Maometto rispose: "Saranno dei re sanguinari". Visione premonitoria. L'biettivo dei redattori del Corano scelti dal califfo Ottmane fu proprio quello di usurpare il potere politico in favore dei Banou Oummeyya, vincitori contro la famiglia del Profeta. Questa frattura ha segnato la storia delll'islam e questo conflitto interno è sempre attuale.

A questo punto si impone una breve analisi dell'evoluzione dei movimenti salafiti, takfiri e jihadisti, per apportare un chiarimento scientifico e filosofico sul legame yta la storia dei salaf (Anziani), del salafismo e l'emergere di Al Qaeda, del Daesh e dei loro affiliati nei cinque continenti.

Cos'è il salafismo?

Il termine salaf designa i fondatori dell'Islam, il Profeta e i suoi quattro successori "ben guidati", vale a dire il periodo "idilliaco" dell'Islam delle origini, presentato come l'età d'oro e caratterizzato da sure incentrate sull'amore, la bontà e la tolleranza verso le altre religioni monoteiste e quelle idolatre che esistevano all'epoca nella penisola arabica. Era l'epoca del vero discorso fra le diverse componenti dell'ordine sociale. Tutto questo si materializzò nei trattati Al Akaba, segnante la creazione a Medina di un governo multitribale senza differenza di razza, d'etnia o d'origine geografica, e Al Sahifa, testo di concordia civile e di pluralità politica che regolava la coesistenza pacifica e intercomunitaria, vera e propria costituzione del "vivere insieme" in otto punti.

Sfortunatamente la fondazione del nuovo stato musulmano da parte degli Omeyaddi nel 661 fu segnata dal suo carattere tribale e avvenne con la violenza. Questa evoluzione tragica è all'origine dell'Islam politico, chiamato "salafismo", il quale in seguito si divise in tre branche:
  1. il salafismo tafkiro, che getta l'anatema su tutta l'umanità, compresi i musulmani non salafiti e spinge per la creazione del Califfato di cui la Costituzione sono il Corano e la Sunna decontestualizzati. Questo salfismo è rappresentato dall'organizzazione "Stato Islamico" (Daesh).
  2. Il salafismo jihadista è differente dal tafkirismo, anche se entrambi hanno la stessa strategia e gli stessi obiettivi, tra cui la creazione del Califfato. I salafiti jihadisti hanno scelto un'organizzazione elitaria che si orienta verso la jihad internazionale contro il nemico lontano (l'Occidente) e i suoi alleati. Il loro combattere è rivolto principalmente contro i simboli dello Stato ma essi non promuovono la "purificazione" della società musulmana, a differenza dei tafkiri che cercano di instaurare un nuovo ordine attaccando tutta l'umanità comprendente anche la componente musulmana. Al Qaida che appartiene a questa corrente, moltiplica gli attentati contro i responsabili politici, polizieschi, militari, contro gli edifici pubblici, le caserme, le prigioni, i tribunali e preconizza un trattamento particolare per i miscredenti e i loro compagni. Condivide questo modus operandi con altri gruppi di fondamentalisti attivi in Asia e Africa.
    I Fratelli Musulmani, con la nomea di "organizzazione segreta" [4], attengono ugualmente al salafismo jihadista [5] e anche essi progettano la creazione del Daoula Islamiya (Califfato), investendo simultaneamente nel sociale e spargendo il terrore. la loro strategia consiste nel livellare la società dal basso con la paura e nel creare dei "rifugi" all'estero [6]. Quando, nel periodo 2001-2012, i salafiti violenti erano oggettivamente alleati dei Fratelli Musulmani, la confraternita islamica mirava ad unire attorno a sé tutti i musulmani d'Europa (20 milioni), e a diventare un attore politico e socioeconomico inarrestabile nello scacchiere europeo, ma questo ora non è più vero perché, in seguito alle "primavere arabe", i salafiti oggi attaccano la confraternita.
  3. il salafismo pietista o quietista raggruppa l'insieme delle confraternite sufi che, per la maggior parte, si dichiarano apolitiche e umaniste e mistiche. Tuttavia diverse sono divenute il vivaio del salafismo violento e alcune sono riuscite a formare degli stati: Safaouis in Iran e Al Saoud in Arabia Saudita. Un altro esempio, Boko haram, nome dato dai pastori protestanti alla confraternita tidjana del nord della Nigeria [7]. I genitori musulmani di questa confraternita non volevano che i loro figli ricevessero un insegnamento laico, spogliato dai precetti religiosi islamici e che spesso erano soggetti a delle conversioni forzate. Questa attitudine ha spinto questa confraternita sufi verso il terrorismo.
Alla luce di questa presentazione delle diverse correnti salafite, esaminiamo ora le origini di Al Qaida e del Daesh.

Emblema dei Fratelli Musulmani


Le cause della nascita di Al Qaida e del Daesh

Per tutti i giovani moujaeddin che si erano uniti ad Al Qaida in Afghanistan nel 1979, l'Occidente definito "miscredente" non mantenne le sue promesse dopo la guerra contro i sovietici (1979-1989), tradendo la loro fiducia e rendendo difficile la prosecuzione dei loro progetti. Il termine Al Qaida ha per origine l'espressione "base di dati" ed è stato inventato dagli americani che avevano lo scopo di riunire tutti i candidati  moujaeddin aspiranti a combattere i sovietici in Afghanistan in un solo file, senza considerare pienamente le aspirazioni profonde dei loro alleati temporanei. Successivamente all'abbandono degli americani e più in generale degli occidentali "miscredenti", fatto percepito come un tradimento, Bin Laden si rivolse contro i suoi vecchi "alleati" in cerca di vendetta [8].

In origine, Al Qaida non aveva il progetto della creazione di un Califfato, la sua idea era quella del Dar al Islam contro Dar al Harb (la Casa della pace contro la Casa della Guerra), da cui si moltiplicarono gli attentati a partire dagli anni '90. L'odio contro gli americani, i vecchi "padrini", si espresse negli attentati del 11 settembre 2001. L'attacco era prevedibile, ma il bersaglio sfortunatamente era difficilmente identificabile. La folgorante risposta militare in Afghanistan ha paradossalmente accentuato la radicalizzazione di un crescente numero di individui e la dispersione (un esodo selvaggio) di migliaia di giovani jihadisti nel mondo.

Bandiera di Al Qaeda in Irak


Effettivamente, dopo la reazione dell'America e dei suoi alleati, la lotta al terrorismo si è sviluppata e numerosi salafiti jihadisti sono stati imprigionati nei loro paesi d'origine. Ma migliaia si sono rifugiati in Europa e America del Nord per sfuggire alla giustizia dei loro paesi e alla caccia da parte dei servizi di sicurezza. Essi hanno costituito delle cellule dormienti nelle città occidentali , la cui funzione era d'aiutare i loro fratelli qualora volessero trovare rifugio o commettere degli attentati.

Inoltre la fine della guerra civile in Algeria nel 2001 ha sviluppato un'altra cancrena che si è metastatizzata nelle grandi metropoli europee. In effetti i paesi europei, prigionieri della lettera e non dello spirito della loto cultura dei diritti dell'uomo, stanno accogliendo a braccia aperte numerosi islamici radicali.

Poi, nel 2004, Bin Laden annunciò la creazione del Fronte Internazionale contro i Crociati, gli ebrei e i loro vassalli. La sua vendetta e i suoi slogan utilizzati trovano la loro giustificazione in testi religiosi falsificati e sfigurati.

Da parte loro, i servizi segreti pakistani (ISI), entrarono in gioco per strumentalizzare i pashtun afghani per mezzo dei talibani, alleati di Al Qaida, allo scopo di prendere indirettamente il potere a Kabul e di rinforzare la loro posizione geostrategica di fronte al loro nemico storico, l'India.

Vessillo del Daesh


Daesh, l'altro "mostro" oggetto della nostra analisi è nato nel 2003 a seguito dell'invasione americana dell'Irak, la quale ha decapitato il regime laico irakeno a causa delle decisioni insensate di Paul Brenner, il governatore designato da Washington. Quest'ultimo ha scartato sistematicamente i sunniti a vantaggio degli sciti filoiraniani e il partito Bas ha visto i suoi quadri civili e militari imprigionati insieme agli "afghani" cioè gli arabi ritornati dall'Afghanistan. Privati di ogni potere, i baasisti hanno allora stretto un patto di sangue con gli "afghani" arabi contro gli americani e gli iraniani.



La confraternita Naqshabandi che afferma l'appartenenza all'Islam pietista, influente in tutto il Medio Oriente e nell'Asia Minore, costituisce la terza componente del Daesh. Questa confraternita sufi gioca un ruolo di serbatoio umano e di aiuto finanziario per l'organizzazione "Stato Islamico".

In parallelo i progetti sortiti dalle "primavere arabe" sono falliti perché non hanno saputo tradurre le aspirazioni dei popoli. Questo vuoto politico e sociale ha contribuito a rinforzare l'organizzazione takfira e barbara che rivendica la jihad Al Tamkine (combattere per il possesso) e la creazione del califfato sul modello di di 14 secoli fa.

La sconfitta militare del Daesh annunciata dagli occidentali avrà per il movimento tafkiro le stesse conseguenze conosciute da Al Qaida dopo l'intervento in Afghanistan? Numerosi "esperti" del violento Islam politico non la pensano così, perché a differnza dell'organizzazione "Stato islamico" che dispone già di wilaia in Libia, in Algeria, nel Sahel e di affiliati in Nigeria, l'organizzazione di Osama Bin laden, non aveva anticipato la risposta occidentale. Daesh dispone dunque di una capacità di resilienza ben superiore che dovrebbe permettergli di proseguire la battaglia.

Noi dobbiamo considerare il radicalizzato come un uomo responsabile, manipolatore, astuto e dissimulatore. Egli si considera mondato dai suoi peccati grazie al suo impegno religioso perché ha scelto un'altra vita, più pacificata, più confortevole e felice. Non prova alcun senso di colpa perchè vieve nel mito idilliaco dell'Islam delle origini e si proietta nell'al di là. Il martirio e il sacrificio nella sua dottrina non significano la morte o la fine della vita, ma un'altra vita nell'al di là con ricompense multiple (sura Al Imraan). Non dimentichiamo che il Corano e gli hadit attengono molto alla psicologia in termini di codici e simboli che solo un conoscitore dei testi, della storia e delle tecniche di dissimulazione può comprendere. Approffondire questo approccio permetterebbe di identificare gli elementi scatenanti la radicalizzazione e i criteri del passaggio all'azione.

Il salafismo costituisce in Europa la minoranza di una minoranza. Ma la sua forza risiede nell'attivismo delle sue reti (opera della tessitura), nella ricchezza dei suoi mentori, nei suoi discorsi attraenti ed elettrizzanti e nella disorganizzazione degli uomini politici europei, che cercano disperatamente di trovare delle soluzioni e che penano a comprendere la mentalità di un nemico unico e incomprensibile.

Tuttavia esiste una speranza vera di via d'uscita richiamando le tre occasioni storiche essenziali [9] che mostrano che un Islam aperto esiste e può di nuovo svegliarsi. Questo risveglio verrà dalla periferia dell'Islam e non dal mondo arabo, verrà probabilmente dai musulmani viventi in Europa (20 milioni), a causa delle minacce che pendono su di essi. La democrazia europea rinvia alla società di Medina perché essa garantisce la fioritura  e la libertà di coscienza di un Islam apolitico, tollerante e conviviale. Ecco il vero salaf.


[1] O Al-Mutazilas. Eruditi isolati o eremiti musulmani che avevano fondato lo mutazilismo nel VIII secolo della nostra era. Si trattava di una scuola teologica che qui promuoveva la necessità di revisionare il Corano su basi scientifiche e filosofiche utilizzando la logica et la ragione.

[2] Gruppo di filosofi esoterici arabi che erano riusciti, nel IX secolo a tradurre cinquantadue epistole filosofiche dal greco in aramaico e poi in arabo.

[3] "i deviati" o "gli eretici", corrente dell'Islam nata fra le popolazioni del Basso Irak, tra Koufa et Bassorah, in seguito alla disputa  tra Ali et Muawiya per il Califfato.

[4] Organizzazione segreta internazionale paramilitare.

[5] Cf. l'emblema dell'Organizzazione Internazionale dei Fratelli Musulmani.

[6] Cf. gli scritti di Hassan Al-Banna e di Sayed Qotb.

[7] Il suo nome significa letteralmente "libri..." (Books diventano Boko) "... sono proibiti (haram in arabo)". Si tratta eidentemente di opere cristiane o occidentali su cui si fondava l'insegnamento nell'epoca coloniale.

[8] Si dimentica che  Bin Laden, che ha partecipato al finanziamento della lotta in Afghanistan con fondi propri, non sarebbe mai stato rimborsato delle somme impiegate (90 milioni di dollari) dai Sauditi o dagli americani, di qui il suo risentimento nei loro riguardi.

[9] I mutaziliti et i Fratelli della Purezza del VII secolo, l'Islam andaluso dal IX al XV secolo e il periodo del XVIII e del XIX secolo.














Takfir: il dovere di capire

Di Abderrahmane Mekkaoui (Marocco)


Traduzione di Red Shaytan



Il termine Takfir fa ormai parte del glossario su cui poggiano molte spiegazioni date al fenomeno della violenza jihadista. Ma senza una vera e propria esegesi delle misture inesatte si installano in modo permanente nelle  menti. Che dire del Takfîr allora? Questo è un termine che significa "scomunica" nell'Islam e può essere applicato sia ad individui, che a gruppi, stati o imprese commerciali. Pertanto, siamo di fronte ad un'arma psicologica formidabile che non si limita a terrorizzare la gente, ma destabilizza anche le nazioni.

È nel suo nome che sono condotti attacchi mortali non solo ad "infedeli" in senso lato (cristiani, ebrei, atei,  omosessuali ...), ma soprattutto a musulmani.



Tuttavia non si deve confondere il Takfîr, che è una forma di combattimento, le cui origini dottrinali sono note, con la Jihad che ha le sue fondamenta, la sua natura e le condizioni. Eppure noi crediamo che i salafiti takfiri e i salafiti jihadisti [1] condividano  visioni comuni per quanto riguarda l'uso della violenza e la diffusione del caos, anche se ognuno di questi soggetti ha i propri obiettivi politici, le proprie procedura e i propri discorsi. Nei conflitti di oggi, a volte sono alleati, spesso nemici  (vedi la rivalità tra al Qaeda e lo "Stato islamico" in Siria), le loro relazioni dipendono dalle circostanze del terreno.

Gettando un anatema sugli altri, li designano come koffars (rinnegati, apostati od eretici), i takfiri salafiti creano una perturbazione mentale tra persone psicologicamente deboli, trasformandole in facili prede per essere indottrinare, reclutate e manipolare o spinte a commettere atti di barbarie in base alla loro tattica del momento.



Le fonti del takfir

Storicamente, il Takfîr è stato utilizzato come strumento di propaganda contro l'ordine stabilito e contro la maggioranza degli stessi musulmani. Il Takfir sostiene l'isolamento dei musulmani puri (loro) dal resto della Ummah. Come tutti i fanatismi, in primo luogo si tratta di eliminare ogni permeabilità tra gruppi, che permette il dialogo tra le persone, portando così alla separazione più netta possibile, creando un "noi" escludente gli "altri", che permette di considerare questi ultimi come non-musulmani e non-umani, che è possibile, e lo si deve fare, eliminare con ogni mezzo possibile.

Dai tempi del Profeta Muhammad, questa deviazione religiosa, in seguito chiamata kharidjismo, fu combattuta durante la creazione del primo governo islamico a Medina nel 624, perché il takfirismo già ordinava la separazione. Allora questa crebbe durante la Grande Discordia (fitna al-Kobra) tra il quarto califfo Ali Ibn Abi Taleb, cugino e figlio del Messaggero dell'Islam e i suoi avversari Umayyad guidati da Ibn Abi Mouaouiya Soufiane, fondatore del primo regno islamico (la dinastia omayyade). Questa lotta di potere che è fu la Grande Discordia diede alla luce una terza minoranza, un attore politico e religioso violento, che raccomandava l'interpretazione letterale dei testi sacri (il Corano e la Sunnah) nel processo che regola la nomina del Comandante dei Credenti (emiro o califfo) scomunicando i due antagonisti principali. Li considerarono  dei koffars e raccomandarono ai musulmani la loro eliminazione praticando una violenza indiscriminata contro di loro.

I kharigiti credevano che il successo della loro fede (l'Islam politico e violento) necessariamente passasse attraverso l'azione violenta. Pertanto, essi gettarono un anatema su tutti i musulmani, in particolare sugli alleati di Ali e dei sostenitori di Mouaouyya, in base alla loro tecnica del dividere, molto semplice ma pericolosa, la cui punta di lancia è la "fedeltà" che è la totale sottomissione a Dio, allo scopo di epurare la Comunità dagli impuri e dagli idolatri. Questo scisma religioso arrivò a creare due clan antagonisti: quelli che credono in Dio e quelli che non ci credono. In altre parole: coloro che sono con noi e quelli che sono i nostri eterni nemici, il disconoscimento è un mezzo che permette loro di ignorare e odiare gli altri, i loro valori e le loro credenze e di confiscare i loro beni, i loro figli e le loro donne (cfr l'atteggiamento del Daesh contro gli  Yezidi dell'Iraq).



Il fenomeno del Takfîr autorizza i propri membri commettere ogni possibile misfatto come massacri, stupri, rapine e altre forme di terrore e odio. Questa strategia trae le sue nozioni di legittimità da Al-Walaa Wal Baraa (sottomissione e negazione) principale elemento di unicità, primo pilastro della fede. L'adesione totale a questo pensiero massimalista ed estremista è dietro parecchi omicidi in nome dell'Islam. Questi due segmenti della unicità (Tawhid al) sono le due molle del Hakimiya, un concetto che significa che il potere appartiene solo a Dio, essendo l'essere umano ridotto ad un amministratore (Califfo), perché non è né perfetto né completo (Allah è il re dell'universo).

Questo radicalismo armato ebbe l'effetto opposto di quello previsto e contribuì alla riconciliazione dei principali avversari e alla mobilitazione contro il pericolo dei kharigiti, che minacciva i pilastri dell'Islam e non solo il potere politico. Questa guerra civile tra nemici fraterni spinse i pensatori musulmani di entrambi i clan a prendere in considerazione una strategia efficace e intelligente per decostruire il discorso takfirista con le idee e il dibattito, dimostrando l'illusorietà delle idee religiose kharidjite. Questa lotta intellettuale sulla base dei testi religiosi facilitò l'eliminazione dei promotori del kharidjismo, che poi con la spada vennero decimati nel deserto.



Le risposte dall'Islam al Takfîr

Prima della fitna, il Corano condannò i takfiri, il takfir e i suoi abusi. Essi sono indicati come "perversi" (Al-Moufsidoune). Il testo sacro ordina ai musulmani di combattere ferocemente e con fermezza i takfiri, di massacrarli, di crocifiggerli e di tagliare loro mani e piedi. Tuttavia, il Corano non è mai arrivato a scomunicare gli ultra-radicali, assimilati  agli  Al-Moufsidoune. Noi crediamo che gli studiosi musulmani devono ora ripensare e rivedere i nostri testi sacri, evidenziando le sure che sostengono i diritti umani, l'umanesimo, l'amore e la tolleranza, nella convinzione di tagliare l'erba sotto i piedi dei "perversi". Questa storia si basa fondamentalmente sulle sure che mostrano la posizione dell'Islam nei confronti degli estremisti e la strategia da sviluppare contro questa deviazione dallo spirito e dalla lettera del Corano. Queste includono, in ordine, le sure che descrivono con precisione i "perversi", i terroristi che diffondono il disordine e il caos ovunque si trovino e il modo in cui noi li possiamo distruggere:
  • Sura Al-Baqara (la mucca)  
  • Sura Al-Maidah (la tavola) 
  • Sura Al-Aaraf (Dogana)
  • Sura Al-Raad (il tuono) 
  • Sura Al-Nour (la luce) 
  • Sura Al-Naml (le formiche)
  •  Sura Shoaraâ (i poeti) 
  • Sura Qassas (la legge del taglione)
  • Sura al-Anfal: tutte denunciano il deviazionismo, i suoi pericoli e le sue mostruosità.

Analizzando le spiegazioni testuali, notiamo che tutte le sure dichiarano i Al-Moufsidoune come fuori legge o fuori dalla sharia perché questi "perversi" rimescolano i pilastri dell'Islam (Al-Iman) e i fondamenti  dell'Islam (Al-Arkanes). La fede nell'Islam è costituita da sei elementi di base inseparabili: l'unicità di Dio e il riconoscimento degli Angeli, il riconoscimento dei Libri Sacri, il riconoscimento degli Inviati da Dio, il riconoscimento del Giudizio Finale e il riconoscimento  dell'inevitabilità del bene e del male.

Affinché un musulmano, in possesso di tutte le sue facoltà mentali e fisiche, possa essere scomunicato, deve negare a titolo definitivo i sei pilastri della fede. Questo atto è difficile e codificato nella Sharia. Un kafir deve dichiarare pubblicamente e liberamente il suo mancato riconoscimento dei sei pilastri della fede. Non riconoscere alcuni dei pilastri della fede credenza o fraintenderli, non è abbastanza da causare legalmente una scomunica.

Eppure i gruppi takfiri deliberatamente ignorano il Canone, decontestualizzano i testi o falsificano i sei elementi della fede usando uno slogan kharidjite che dice:"l'azione è all'interno della fede", vale a dire, l'uso della violenza contro tutti è perfettamente legittimo. Le loro argomentazioni sono perfettamente definiti dai loro ideologi attuali: Abu Bakr Naji, Abu Mossab Sourry, Al-Mohamed Al-Makdessi, Abu Kotada e Mohamed Al-Adnani.

Dobbiamo ricordare che il profeta Maometto si era scontrato durante l'episodio di Medina con questi "perversi" tra i musulmani. Aveva chiesto alle sue truppe di sterminarli senza pietà, senza considerarli apostati o eretici. La storia dell'Islam conobbe, a intervalli regolari, l'emergere di questi gruppi di fanatici che l'Ummah rifiuta con determinazione, non con la spada, ma con le idee e dibattito aperto come proposto dalla sure di cui sopra. Il moderno takfirismo riemerse nel 1958 nelle carceri egiziane al Cairo, dovei la Fratellanza Musulmana ha dato alla luce sotto la pressione della tortura e della repressione, mostri ideologici violenti e sanguinari, che sono Al-Takfir Wal Hijira (scomunica e immigrazione) e il gruppo al-Jihad. Queste due entità sono la fonte di Al Qaeda il cui triste risultato è noto. Il Daesh che pratica il Takfîr nella sua espressione più ampia, nascerà nel 2006.

Così la corruzione e l'estremismo sono state combattuti in ogni momento durante i diversi periodi storici attraversati dall'Islam. Il duello teologico ha sempre risieduto nel dibattito tra coloro che portano le idee autentiche e compatibili con il testo sacro e coloro che sostengono gli slogan perversi.

Dopo questa prova di comprensione delle radici del male, invitiamo tutte le parti interessate a capire meglio la cultura del Takfîr al fine di trarre lezioni pratiche per l'azione. E' difficile contestare la necessità di opporsi militarmente ai takfiri in qualsiasi luogo in cui essi sono all'ordine del giorno. Si deve, tuttavia, come dimostrano i testi coranici fin dal tempo del Profeta, opporsi alle loro argomentazioni sulla base dei sei pilastri della fede che sono molto forti. L'Islam è alla ricerca di se stesso e della propria identità. Noi pensiamo che ci sia bisogno di aiutare a soffocare la ferocia al fine di riformare se stessi e di esprimere al meglio l'amore per l'essere umano, questa creazione divina.

[1] Cf. Professor Abderrahmane Mekkaoui, «Médine ou le vivre-ensemble», Tribune libre n° 65, juin 2016 (http://www.cf2r.org/fr/tribunes-libres/medine-ou-le-vivre-ensemble.php tradotto in italiano qui su questo blog

domenica 6 dicembre 2015

Il concetto di Califfato

In questi mesi si fa un gran parlare del "Califfato" associandolo allo pseudostato instaurato al confine fra i martoriati Siria e Iraq, dai  jihadisti creati e sostenuti dagli anglosionisti, dai loro lacchè della Penisola Arabica e dalla Turchia.

Non tratteremo in questa sede delle ragioni strategiche e geopolitiche alla base della creazione del DAESH.
Tratteremo brevemente invece del concetto di "Califfato" in ambito islamico. Non perché abbiamo alcuna menoma simpatia per una qualsiasi religione, ma in quanto è necessario ristabilire dal punto di vista scientifico, il significato di concetti culturali distorti dalla propaganda mediatica.

I punti da tenere presenti sono:


  • Cosa si intende per "Califfato"? Si intende il più alto simbolo nella vita pubblica della dottrina dell'Islam in quanto potere dominante nel mondo materiale. Come concetto si avvicina molto, mutatis mutandis, al concetto in ambito cristiano del Sacro Romano Impero.
  • Dove deve essere instaurato? In origine avrebbe dovuto essere instaurato nell'Haramain (il territorio santo di Medina e della Mecca, vale a dire nell'Heijaz che grosso modo si può far coincidere con la parte occidentale della Penisola Arabica); in seguito fu esteso al Dar al islam (Terra dei credenti) cioè i territori conquistati dai musulmani.
    Dunque vi è un legame inscindibile tra 
    Khilafat
    Haramain (tra Califfato e luoghi sacri da non confondere con la Terra Santa che coincide con quella dei cristiani e degli ebrei).
    Compito del califfo pertanto, oltre all'amministrazione della vita pubblica secondo la 
    Shariah, è il controllo dell'Heijaz in generale e in particolare dell'Haramain e la capacità di mantenere sempre possibile l'esercizio dell'Haji (il pellegrinaggio santo alla Mecca).
    Quindi nessuno che non abbia questo potere può svolgere il ruolo di califfo.
Quindi, per quanto detto precedente bisogna smetterla di chiamare l'entità territoriale di questi immondi terroristi, Califfato.
E' storicamente e culturalmente sbagliato ed è oltremodo offensivo.
Come se noi abitanti dell'Italia, non fossimo più chiamati italiani, ma mafiosi.